L’Indonesia è una meta super, uno di quei viaggi che non si dimenticano mai! Una nazione ricca di attrazioni, religioni, natura varia, tradizioni e patrimoni UNESCO. Con questo itineraio siamo approdati su ben 7 isole: Sulawesi, Bali, Java, Komodo, Gili Air, Gili Meno e Flores. Una più bella dell’altra, ognuna con caratteristiche diverse che hanno reso il viaggio vario e mai banale o noioso. Siamo passati dai cristiani animisti dell’isola di Sulawesi con i loro riti e le case a forma di corna di bufalo, per poi approdare nell’induista e caotica Bali. Poi il sogno di sempre: i draghi di Komodo, un tuffo tra le isole Gili, le barriere coralline e infine i templi e i vulcani imperdibili di Java!
Indice
| SCHEDA DI VIAGGIO | ||
| Giorni | 21 giorni | 01/08/23 – 22/08/23 |
| Persone | 16 viaggiatori | |
| Compagnia | Internazionale: Air China | Domestici: Batik Air – Lion Air – Garuda |
| Valuta | Rupia indonesiana | 1€ ≅ 16.500 Rp |
| Lingua | Indonesiano e Giavanese | Inglese molto parlato |
| Religioni | 87% islam | 7% protestante, 3% cattolico, 2% indù |
| Fuso orario | +5hh da Sumatra a Java +6hh da Bali a Timor |
+6hh da Sumatra a Java ora solare italiana +7hh da Bali a Timor con ora solare italiana |
| Visto | SI. Costa 500.000RP (circa 32€) può essere pagato con carta o in Euro direttamente all’arrivo | |
| Salute | Nessuna vaccinazione obbligatoria | |
| Elettricità | 230V | C, F (senza adattatore) |
| Internet | SIM compagnia XL AXIS | Prendeva in tutte le isole! |
Periodo e Clima: Anche se è molto vasta, l’Indonesia presenta ovunque un clima equatoriale abbastanza uniforme: caldo e umido da ottobre ad aprile che corrisponde alla stagione delle piogge; caldo e secco da maggio a settembre. Le coste sono le più calde, invece sui monti e sui vulcani fa abbastanza fresco durante la notte. Va da se che il periodo migliore in cui visitare l’Indonesia è la nostra estate.
Popolazione e Sicurezza: Gli indonesiani sono di indole gentile e cordiale, difatti accolgono i turisti con un gran sorriso la maggior parte delle volte. Nonostante ci siano diverse religioni e siano a maggioranza musulmana, vivono abbastanza in armonia fra loro. Situazioni di pericolo non ne abbiamo mai avvertite, ci si sta proprio bene. Poiché sono abituati al turismo un po’ ovunque, la stra grande maggioranza parla inglese, quindi è molto facile comunicare.
Costi: Diciamo che, una volta che avete trovato un volo a buon prezzo, del resto non dovrete preoccuparvi molto, visto che in Indonesia si vive con poco. Ci è capitato spesso di fare lauti pasti a 6€, come dormire in alloggi allo stesso prezzo, senza spendere mai più di 15€ a testa per camera doppia.
Trasporti: Non abbiamo mai preso bus o mezzi pubblici, anche perché non ce ne sono molti. Di solito si affitta un mezzo per poi muoversi per il paese. Ad esempio a Bali si affittano spesso scooter o auto. A parte i bus privati con i quali ci spostavamo, ci è capitato di prendere taxi come quelli di Uber, ma di altre compagnie. Le più gettonate sono Gojek e Grab, che vi consiglio di scaricare e abilitare prima del vostro arrivo nel paese.
Cibo: Il cibo indonesiano può sembrare per certi versi ripetitivo, perché pollo, manzo, pesce, riso e verdure sono presenti in ogni ricetta. Tuttavia, la cucina locale è abbastanza varia e buona, con varie ricette e ricca anche di frutta esotica dolcissima con alcuni succhi che vi rinfrescheranno e che dovrete provare assolutamente. I frutti da provare sono tanti, vi consiglio il frutto del drago, la papaya, il frutto del serpente e il mango. Di seguito, invece, alcuni piatti principali:
- Bihun Goreng: noodles fritti cucinati con vermicelli di riso.
- Nasi Goreng: riso fritto con pollo, gamberetti e uova, con l’aggiunta di verdure.
- Mie Goreng: noodle con verdure, uova e pollo o tempeh.
- Chicken Satay: piedini di pollo marinati in una salsa piccante e poi cotti alla brace. sono accompagnati sempre da una salsa agli arachidi e riso in bianco.
- Nasi Campur: può essere veg oppure no ed è un insieme di piccoli assaggi con riso e salse
- Soto Ayam: una buonissima zuppa di pollo e noodle
- Ayam Timbungan: pollo cucinato lentamente con spezie in un bamboo e servito con riso bianco.
- Dadar Gulung: una sorta di crepes verde con all’interno cocco tritato.
Cosa vedere e visitare: Nella seguente mappa che ho realizzato trovate tutte le tappe con i luoghi e i punti di interesse. Le icone blu rappresentano i mezzi presi, quelle gialle gli alberghi, quelle arancio dove abbiamo mangiato, le viola le spiagge e le zone con animali, mentre le icone verdi sono le attrazioni visitate:
| PROGRAMMA | ||||
| Giorno | Tratta | Mezzi | Alberghi | Valutazione |
|---|---|---|---|---|
| 1°-2° | Roma > Pechino > Giacarta | Aerei | – | – |
| 3° | Giacarta > Makassar > Rantepao | Aereo + bus | Toraja Prince Inn | 3,8/5 |
| 4° | Rantepao: Bolu, Palawa, Bori | 4×4 | ||
| 5° | Rantepao: Sarapung, Suaya, Tampamg allo, Lemo | 4×4 | ||
| 6° | Rantepao > Makassar > Denpasar > Kuta | Bus pvt + Aereo | J4 Hotel Legion | 5/5 |
| 7° | Kuta > Ubud e dintorni | Bus pvt | Pande Permai Ubud | 3/5 |
| 8° | Ubud e dintorni | Bus pvt | ||
| 9° | Ubud e dintorni > Kuta | Bus pvt | J4 Hotel Legion | – |
| 10° | Kuta > Labuan Bajo | Aereo + Barca pvt | Zasgo Hotel | 5/5 |
| 11° | Labuan Bajo > Komodo | Barca pvt | ||
| 12°-13°-14° | Labuan Bajo > Denpasar > Gili Air | Aereo + Bus + Barca | Beranda Ecolodge | 4/5 |
| 15° | Gili Air > Padangbai | Barca | Serangan Inn II | 3/5 |
| 16° | Padangbai > Ijen | Bus + Traghetto | Hotel Ijen Resto & GuestHouse | 2/5 |
| 17° | Ijen > Ngandisari | 4×4 + Bus pvt | Yoshi’s Hotel | 2/5 |
| 18° | Ngandisari > Tawangmangu | 4×4 + Bus pvt | Hotel Indah Palace | 4/5 |
| 19° | Tawangmangu > Yogyakarta | Bus pvt | Diana Hotel Yogyakarta | 4/5 |
| 20° | Yogyakarta | Bus pvt | ||
| 21°-22° | Yogyakarta > Giacarta > Pechino > Roma | Aerei | – | – |
Giorni 1 – 2 – 3
Roma > Giacarta > Makassar
L’Indonesia è una meta lontana e, considerando che il nostro tour iniziava da Sulawesi, e che il primo volo partiva di sera, abbiamo impiegato un giorno e mezzo per arrivare. Inoltre, una volta atterrati a Makassar, abbiamo preso un bus privato per raggiunere, in 9 ore, Rantepao.
Iniziamo le visite dell’Indonesia con una chicca fenomale del viaggio: le case del popolo dei Toraja, una etnia indonesiana proveniente dall’Indocina. Indimenticabile tra i vari villaggi, quello di Palawa’ con i tetti delle case a forma di corna dei bufali o la forma delle barche, le stesse con le quali i Toraja sbarcarono dall’Indocina per insediarsi nell’isola di Sulawesi (conosciuta anche come Celebes).
Sul lato sud ci sono le case fatte di legno e bambù, sul lato nord ci sono dei magazzini per il riso, sempre a forma di casa Toraja. Le case sono colorate con 4 colori: nero (la morte), bianco (la vita), giallo (il ricchezza), rosso (la forza). Vengono dipinte anche con galli (simbolo di giustizia) e decorate con corna di bufalo che indicano la ricchezza della famiglia e la testa di bufalo infine indica l’importanza della famiglia nella comunità.
Un’esperienza particolare alla quale partecipare a Sulawesi, è il Funerale dei Toraja.
Il defunto viene chiamato “malato” e tenuto in casa fin quando la famiglia non ha abbastanza denaro per comprare bufali e maiali da sacrificare durante il funerale. Possono passare quindi diversi mesi o anni prima che il funerale inizi.
Il funerale dura diversi giorni, ci si veste di scuro e si invitano molti ospiti e tutta la famiglia riunita proveniente dai vari posti dell’Indonesia dove vivono. Nessuna parte degli animali viene sprecata, difatti la carne viene distribuita tra gli ospiti o messa in canne di bambù assieme ad erbe varie per la cottura a fuoco lento.
Nei vari giorni che costituiscono il funerale, si svolgono varie attività, noi ci siamo trovati nella fase della lotta tra i bufali d’acqua, che abbiamo quindi avuto modo di assistere. E’ una delle tante usanze nella quale fanno spesso lottare bufali o galli, per omaggiare il defunto.
Il giorno seguente abbiamo avuto la fortuna di partecipare anche ad un Matrimonio dei Toraja.
Abbiamo atteso gli sposi nel villaggio dei genitori per festeggiare il loro matrimonio. I vestiti degli sposi erano fantastici e la cerimonia decisamente diversa dalla nostra. Un maiale vivo venduto all’asta mentre scorrazza davanti agli sposi, teste di maiale, balli tipici, canti, case a forma di corna e noi vestiti (male) con il sarong. Come regalo abbiamo portato una trapunta matrimoniale 🙂
Andiamo via un po’ prima che finisca il matrimonio e passiamo per un mercato locale. Visto che i Toraja sacrificano e mangiano molti bufali e maiali, a Rantepao è possibile trovare anche un mercato dei bufali d’acqua! Ma anche trasporto di maiali, pesce, frutta e verdura.
Come ultima visita, ci rechiamo ad un Cimitero Toraja (particolare…). I Toraja hanno l’usanza di seppellire i morti nelle rocce e mettere dei fantocci davanti alle tombe a immagine e somiglianza dei defunti.
Perché i morti riposano nelle rocce? Secondo la credenza popolare la spiegazione è dettata dalle “scelte divine”:
La divinità del sottosuolo non voleva seppellire le persone sottoterra perché i cadaveri avrebbero contaminato le falde acquifere.
La divinità della terra non voleva adagiare i morti sul suolo perché poi non ci sarebbe stato spazio per costruire case.
La divinità dell’aria non voleva che si mettessero i morti sugli alberi per l’olezzo della putrefazione.
Giorni 6 – 7
Rantepao > Kuta > Ubud
Durante il sesto giorno abbiamo percorso la strada a ritroso da Rantepao a Makassar e poi un volo diretto per Denpasar a Bali, passando una notte nella città di Kuta. Bali è detta anche “Isola degli Dei”, dalla natura superba, disseminata di risaie e di templi, dove ogni casa ne ha uno.
la mattina seguente, abbiamo raggiunto Ubud, visitando per prima cosa i templi di Goa Gajah (50.000 Rp) e Gunung Kawi (50.000 Rp |🕔8-18), che sono realizzati entrambi in pietra lavica. Il primo ha una grotta nota per le divinità induiste balinesi scolpite nella pietra, probabilmente risalente al IX° secolo. Il secondo, fu scavato in parte nella roccia ed è un complesso funerario induista balinese del XI° secolo ubicato sulle sponde del fiume Pakerisan.
A nord di Ubud, sorge il Tirta Empul (50.000 Rp |🕔8-18), il tempio più importante di Bali. Rappresenta il tempio dell’acqua dove i fedeli si bagnano per purificarsi. È dedicato a Vishnu, figura divina della Conservazione, protettrice del mondo e del Dharma, con la volontà di intervenire per proteggere i suoi devoti.
Dopo un pranzo vista risaie, abbiamo provato il caffè “locale”. Il kopi luwak è un tipo di caffè prodotto con chicchi di bacche ingerite (e solo parzialmente digerite) e poi defecate dallo zibetto (è anche molto costoso).
Poco distanta da questo locale, incrociamo le prime risaie del tour, ovvero le Tagallalong (25.000 Rp). Molto belle per la loro conformazione nella classica forma terrazzata circondate da palme e immerse nella vegetazione.
Calato il buio, torniamo in albergo ad Ubud e, tramite il nostro albergo, ci informiamo per sapere delle danze tipiche balinesi e dove poterle vedere. Esistono vari tipi di danze balinesi e quella sera c’era la possibilità di assistere, al Palazzo di Ubud, alla Legong Dance (100.000 Rp) con artisti vestiti in abiti tradizionali a ritmo del Gamelan, l’orchestra nazionale.
Al mattino visitiamo colonia di scimmie nella Monkey Forest (80.000 Rp |🕔9-17) di Ubud. Qui vivono circa 1200 macachi. Bisogna stare attenti che non ti rubino le cose perché alcune ti saltano addosso.
Ci spingiamo verso nord per entrare nel meraviglioso tempio di Ulun Danu Bratan (75.000 Rp) sorge su una piccola penisola sulla riva del lago Bratan. Il lago svolge un ruolo fondamentale nell’irrigazione di questa zona e della parte meridionale dell’isola; ecco perché il tempio è dedicato alla dea dell’acqua Dewi Danu.
Nel primo pomeriggio invece, facciamo una passeggiata tra le risaie terrazzate di Jatiluwih (40.000 Rp), che per me sono le più belle che abbia visto a Bali. Immense e stupende!
Non per niente, il subak, ovvero il sistema di gestione dell’acqua e il terrazzamento con i canali per la coltivazione nelle risaie, è stato dichiarato patrimonio UNESCO!
Concludiamo la giornata con un tramonto sull’oceano presso il tempio di Tanah Lot (60.000 Rp), tempio induista che si erge su una roccia a ridosso della spiaggia e a 100 metri dalla costa sud-ovest di Bali. Con la bassa marea è stato bello superare la spiaggia per ammirare il tramonto dalla sponda opposta, lontano da molti turisti. Tanah Lot letteralmente significa “terra nel mare”.
Giorno 9
Ubud e dintorni > Kuta
Come ultimo giorno di visita a Bali, non potevamo non vedere uno dei templi più belli dell’isola, il Besakih (90.000 Rp |🕔8-18). Sorge sulle pendici del vulcano Agung, è in realtà un complesso di 23 templi correlati tra loro ed è il tempio più importante e più grande di Bali. Conosciuto anche come Tempio Madre di Besakih per la sua sacralità, è la meta prediletta per le cerimonie principali dell’induismo balinese.
Non lontano da questo tempio troviamo anche l’ex palazzo reale di Tirta Gangga (50.000 Rp) che fu ricostruito a seguito di una eruzione vulcanica che ne provocò la distruzione.
Per tutta l’isola di Bali noterete spesso paesaggi con risaie a perdita d’occhio. Questo perché il clima favorisce la crescita del riso durante tutto l’anno. Quindi si può seminare e raccogliere più volte. Potrebbe capitare anche che vediate agricoltori intenti a battere i cespugli di riso per prenderne i chicchi.
Giorno 10
Denpasar > Labuan Bajo
Al mattino abbiamo il volo per Labuan Bajo, sull’isola di Flores. Durante il resto della giornata visitiamo la grotta Rangko (niente di che), con adiacente una spiaggia carina, ma mare inaccessibile per via della bassa marea che fa quasi affiorare le alghe attaccate al fondale. Per fortuna ci spostiamo con la barca fino ad approdare alla lingua di sabbia di Faust Island. Ai sui margini, in acqua, si estende una piccola ma ricca barriera corallina. E’ qui che ho visto il mio primo pesce pagliaccio! Si vedono anemoni, coralli, stelle marine e pesci pelagici.
In serata siamo fortunati perché capitiamo al Festival Golo Koe dove festeggiano Maria Vergine Dell’Arcipelago. La cosa bella è che molti musulmani sono venuti ad assistere senza problemi ad un festival per cristiani come questo.
L’intera giornata la dedicheremo ad un giro in barca tra le isole del Parco Nazionale di Komodo.
La prima fermata è per un trekking sull’Isola di Padar per ammirare il paesaggio sull’arcipelago, tra spiagge bianche e rosa, un mare cristallino e vegetazione rigliosa!
Successivamente ci spostiamo sull’Isola di Komodo! E’ qui che uno dei sogni di un vero viaggiatore si avverano: vedere un Drago di Komodo in natura… a Komodo!!
Per fortuna siamo riuscivi a vederne uno, perché il contro di questo tour è che non è detto che si vedano, visto che vivono in natura.
Il Drago di Komodo è uno dei simboli dell’Indonesia, abitante di 5 piccole isole della nazione: Komodo, Rinca, Flores, Gili Motang e Gili Dasami. Sono i varani più grandi del mondo e in alcuni casi possono superare i 160 kg! L’esemplare più grande mai rinvenuto misurava 3,13 metri e pesava, con lo stomaco pieno di cibo non digerito, 166 kg. Questa lucertola gigante ha un morso letale, ingoia le vittime più piccole, mentre quelle più grandi le morde e le insegue fino a quando il veleno inaculato non le indebolisce, dopodiché le prende a morsi e le sbrana interamente. I giovani hanno un colore verde acceso con bande gialle e nere, mentre gli esemplari adulti assumono un colore più uniforme ed opaco, variabile dal marrone al rosso/grigiastro. Ricerche recenti più accurate suggeriscono che il drago di Komodo sia l’ultimo rappresentante di una popolazione relitta di Varanidi molto grandi che un tempo erano diffusi tra l’Indonesia e l’Australia, la maggior parte dei quali, insieme ad altri rappresentanti della megafauna, si estinse al termine del Pleistocene. Ha una grande e lunga coda muscolosa, tanto da essere un’arma. Anche se si presenta goffo e pesante, per brevi scatti può raggiungere una velocità di 20 km/h. Può stare settimane (anche oltre 1 mese) senza mangiare. Questo periodo di digiuno però, può essere alternato ad un singolo pasto che può corrispondere anche pari all’80% del proprio peso corporeo!
Una volta visto il drago, il tour continua per fare altre tre attività, tra cui:
– La Pink Beach: una spiaggia dalla sabbia rosa e mare cristallino, dove poter fare un bellissimo snorkeling perché a ridosso della spiaggia il fondale è ricco di coralli e pesci pelagici! Forse uno dei più bei reef che abbia mai visto.
– Il Manta Point: una zona di mare dove di solito si avvistano alcune mante nuotare in branco, ma che noi non abbiamo avuto la fortuna di vedere.
– La Taka Makassar: una lingua di sabbia adiacente ad una piccolissima isola disabitata dove il mare ha tutte le sfumature di blu possibili e dove dal basso fondale si vedono tantissime stelle marine. E’ come un cielo stellato, ma sulla sabbia!
Giorni 12 – 13 – 14
Gili Air – Gili Meno
Prendiamo il volo di ritorno per Denpasar, dopo saliamo sul bus che ci porta al porto di Padangbai, a est di Bali, e infine saliamo sul ferry che ci porterà a Gili Air (350.000 Rp |⌛4 ore). Lasciamo i bagagli nei bungalow e arriviamo giusto in tempo sulla costa ovest per ammirare il tramonto.
I due giorni successivi li passiamo tra snorkeling, bagni e relax. Gili Air è un’isola che ha poco da offrire. Poche spiagge, la bassa marea fa diventare poco praticabile il mare, però offre bei snorkeling, ottimo cibo e tramonti.
Una mattina invece decidimo di prendere una barca per un day tour verso Gili Meno. Quest’isola è la più selvaggia delle tre, con spiagge estese lungo tutto il perimentro dell’isola. Gili Trawangan è quella piena di giovani e di divertimenti.
Abbiamo avuto modo di vedere alcune tartarughe sia vicino la costa che durante il day-tour nel mare più profondo. Durante il tour si vede anche la grande scultura immersa nel mare… non vi perdete niente perché è piena di turisti a mollo che fotografano!
Giorni 15 – 16
Gili Air > Padangbai > Ijen
Lasciamo le isole Gili nel pomeriggio così da godere un’ultima mattinata di mare. Prendiamo uno scafo veloce (350.000 Rp |⌛90 min) per tornare a Padangbai e vi dormiamo la notte. Il giorno dopo abbiamo una lunga traversata in bus di tutta Bali da est a ovest per arrivare al porto di Gilimanuk e prendere un traghetto per Ketapang (18.000 Rp |⌛45 min) a Java. Qui cambia il fuso orario di un’ora indietro. Arriviamo infine al nostro albergo ad Ijen, molto scarno dove non c’è assolutamente nulla. L’albergo in realtà ci serve per poche ore visto che a mezzanotte abbiamo la sveglia per raggiungere la base rifugio del vulcano Kawah Ijen.
Al rifugio puoi affittare una maschera anti gas per le eventuali zaffate di fumo sulfureo che potrebbero essere nocivi. Vanno prese solo se si scende nella caldera del vulcano e si indossano solo se il vento sposta le nubi di fumo.
Il vulcano è famoso per la sua “lava blu”, una emissione di gas che col buio può emanare fiamme di colore blu. In realtà sono artificiali, quindi questa grande bellezza non la si apprezza a pieno e non è detto neanche che si veda. Le fiamme blu si trovano nella caldera vicino al lago acido (il lago acido più grande al mondo). Lungo il percorso per scendere alla caldera, si vedono alcune persone che trasportano ceste pesanti di pietre di zolfo per pochi soldi al giorno.
Successivamente, si torna a scalare il vulcano per arrivare alla sommità per aspettare così l’alba. Man mano che la luce aumenta, si riesce ad apprezzare il panorama e il vulcano stesso. Si distingue bene il lago acido di color azzurro e la limitrofa roccia gialla di zolfo con la fumata continua.
Personalmente le fiamme blu sono state una mezza delusione e l’impresa di svegliarsi a mezzanotte per poi partire con un trekking nel cuore della notte, non è il massimo. Avrei preferito saltare le fiamme blu, svegliami con più calma e fare il trekking direttamente per la cima del vulcano per ammirare il panorama e la sua caldera con la luce piena del sole.
Tornati alla base, ripartiamo alla scoperta di Java e, verso l’ora di pranzo facciamo una sosta al mare nella spiaggetta di Pasir Putih . Il mare non è male e si vedono tante felucche con vele coloratissime. A fine giornata arriviamo a Ngandisari per cenare e dormire.
Da Ngandisari parte la seconda levataccia del viaggio, infatti, dobbiamo svegliarci alle 02.00 per raggiungere con i 4×4 il punto di osservazione del Bromo. Salendo da uno dei tanti panorami che si trovano nella zona, è possibile assistere ad una delle albe più belle al mondo. Man mano che la luce aumenta, si delinea bene la vallata dei vulcani. Si distinguono nettamente il Puncak Mahameru (3.676 mt) che ogni tanto fa una fumata, il Batok (2.470 mt) e il mitico Bromo (2.329 mt) vulcano piroclastico attivo!
Quando è ormai giorno, si scende dal punto panoramico per arrivare alla base del Bromo. Una volta arrivati in cima, rimarrete impressionati dal rumore che proviene dalla sua caldera solforosa! Impressionante!
Torniamo in bus direzione Madakaripura Waterfall. Dopo esserci impolverati sul vulcano, ci stava una bella doccia naturale sotto le cascate più alte di Java. L’acqua è molto fredda, e scende copiosa da più punti delle rocce. E’ stato comunque divertente bagnarsi completamente. Vi consiglio di andarci in costume da bagno o con un impermeabile lungo che copra vestiti e oggetti.
In serata arriviamo a Tawangmangu.
Giorno 18
Tawangmangu > Yogyakarta
In questa giornata, abbiamo la visita di tre templi, uno più bello dell’altro! Iniziamo con il tempio induista di Sukuh, che sorge sulle pendici del monte Lawu, costruito intorno al 1.437 d.C. ad un’altitudine di 1.186 m. Ha una forma piramidale tronca e ci sono molti oggetti erotici sotto forma di genitali maschili (linga) e genitali femminili (yoni). La sua architettura a forma di piramide tronca ricorda la forma dei templi Maya del Guatemala o dei templi Inca in Perù. La sua forma ricorda le piramidi in Egitto.
Successivamente, visitiamo il tempio di Cetho che si trova sul versante occidentale del Monte Lawu ad un’altitudine di 1.496 m sul livello del mare, anche questo induista. In lingua giavanese significa “chiaro” ed è spesso avvolto dalla nebbia. In questo tempio c’è un rilievo fallico-yoni la cui forma sembra erotica. Questo rilievo simboleggia l’incontro tra elementi maschili e femminili che è l’inizio della vita di un essere umano.
L’ultimo tempio, il più bello ed impareggiabile, è il tempio di Prambanan, il più grande complesso induista dell’Indonesia! Fu costruito intorno al 850 d.C. ed è stato dichiarato patrimonio UNESCO nel 1991! Conta diversi templi, ma i più famosi sono i tre principali dedicati rispettivamente a Brahmā, Visnù e Shiva, questi tre dominano la visuale in mezzo a tutti gli altri che vanno a formare una specie di corte. In particolare il tempio di Shiva è quello più importante da tutti (alto 47mt).
In serata arriviamo a Yogyakarta e, prima di cena, abbiamo il tempo di assistere al Ramayana Ballet, sotto le luci notturne del Prambanan. E’ uno spettacolo che combina danza e dramma senza dialoghi, basato sulla storia del Ramayana: poemi epici indù adattati alla cultura giavanese.
Non lontano dal nostro albergo, entriamo in un laboratorio di Batik, i famosi nonché stupendi tessuti lavorati a mano. Una tappa in uno di questi laboratori è d’obbligo visto che queto particolare modo di decodare i tessuti è nato proprio in questa nazione.
Sempre a Yogyakarta, visitiamo anche il tempio buddista di Mendut del IX° secolo che ha di fianco un Benjamin gigante. Non distante da questo tempio c’è anche il Palazzo dell’Acqua, ovvero un antico giardino reale del XVIII° secolo con il complesso balneare storico.
Abbiamo iniziato il viaggio col botto, con i Toraja e finiamo la vacanza col raggiungimento del Nirvana, ovvero con la visita dell’immenso Tempio di Borobodur!
Dal 1991 patrimonio mondiale dell’umanità, è il tempio buddista più grande dell’Indonesia. È grande 123 x 123 metri ed un’altezza di 35 metri, poggia su circa 1.600.000 colossali blocchi di pietra e le sue pareti sono ricoperte da 2.672 bassorilievi. Il complesso monumentale si sviluppa su 10 terrazze divise su tre livelli: Khamathatu (il mondo delle passioni), Ruapadathu (liberazione dai desideri), Arupadathu (raggiungimento della perfezione).
Giorni 20 – 21 – 22
Giacarta > Italia
L’ultimo giorno di viaggio in Indoneisa, lo spendiamo in giro per Yogyakarta nel quartiere delle case tipiche e in qualche mercato. Nel pomeriggio arriviamo a Giacarta, poi Pechino e infine Roma.
Terima Kasih Indonesia!
Come avete potuto vedere, l’Indonesia ha tantissimo da offrire, soprattutto se non vi limitate ad un mero viaggio solo a Bali. Tante religioni e tradizioni diverse. Ogni isola ha qualcosa di imperdibile: Draghi di Komodo, Templi buddisti e induisti, vulcani, spiagge e tribù. Visitare l’Indonesia in un solo viaggio è al quanto complicato, visto che è uno stato-arcipelago. Si potrebbe tornare per mille ragioni, per fare mare in isole e atolli sperduti, vedere altre tribù della Sonda, o spingersi fino a est nelle isole più remote. Indonesia, meta super!