🇲🇳 Mongolia

Viaggio di 17 giorni nella sconfinata terra mongola, tra le dune del deserto del Gobi e tra i fieri nomadi della steppa. Patria del grande condottiero Temujin Gengis Khan, fondatore del più vasto impero terrestre della storia umana. A bordo degli UAZ, gli indistruttibili fuoristrada sovietici, percorriamo con entusiasmo e voglia di esplorare, l’impegnativo suolo mongolo. Noi tutti sappiamo già che questo sarà un viaggio epico. Mongolia… territorio del lupo e del vento.. dove la terra incontra il cielo in un punto infinito e indefinito!

SCHEDA DI VIAGGIO
Giorni 17 giorni 30/07/17 – 15/08/17
Compagnia Turkish Airlines
Valuta Tugrik mongolo (MNT)
1 € ≅ 2.635 ₮
ATM solo nelle maggiori città
Lingua Mongolo Inglese e Russo
Religioni 55% Buddhisti e 36% Atei 3% Islamici e Sciamanici 2% Cristiani
Fuso orario +6hh con ora legale italiana +5hh con ora solare italiana
Visto SI 60$ (http://mongolianembassy.us)
Salute Nessuna vaccinazione obbligatoria
Elettricità 230V C e E (senza adattatore)
Internet Wifi (gratis) in alcuni camp ma limitato SIM con 4G nelle città, segnale basso/assente nelle praterie e nel deserto

Prima di partire: Il periodo migliore per visitare la Mongolia va da giugno ad agosto. Ad agosto però iniziano le piogge, e quando piove la temperatura cala. Se viaggiate come noi in questo periodo, portatevi sempre una felpa, un impermeabile e scarpe per trekking leggero. A bordo degli UAZ e con autisti locali esperti si semplificano notevolmente i tragitti in quanto molte strade sono impegnative e se vi trovate in panne e non ve ne intendete di auto, sappiate che non incrocerete nessuno per chilometri e che il segnale del telefono nella prateria e nel deserto è inesistente. Le strade asfaltate sono veramente poche, tutto il resto è sterrato che, dopo una pioggia, diventa quasi impraticabile per le auto comuni dato che molte volte bisogna guadare un torrente o affrontare buche enormi fortemente dissestate.

Popolazione: I mongoli sono un popolo fiero e gentile, sono bravi lavoratori, svegli e capaci. I nomadi delle gher sono più silenziosi, ma molto ospitali. Difficilmente ringraziano per un favore ricevuto, ma per la loro cultura non è segno di scortesia. I bambini sono sorridenti e già dalla tenera età imparano ad andare a cavallo, a cammello e sugli yak e sanno come badare a un gregge o a una mandria. In tutta la Mongolia ci sono 2.900.000 abitanti (poco più di Roma) di cui la metà vive a Ulaan Bataar, mentre i capi di bestiame sono 41 milioni.

Costi: Come in molti paesi dell’Asia, i costi sono decisamente bassi. Un pranzo o una cena vi costerà sui 3€. Dormire nei Camp Gher è una bella esperienza simile al campeggio e i prezzi oscillano da 15 a 60 dollari a notte in base alla qualità del camp. Tutti i camp prevedono la formula mezza pensione, quindi vi verrà servita colazione e cena ogni sera. I camp accettano anche ospiti nel caso in cui vogliate usufruire solo dei bagni, docce e ristorante, ma dormire fuori per conto proprio. Per quanto riguarda gli acquisti contrattate sempre il prezzo.

Clima: La stagione migliore per visitare la Mongolia è l’estate. I mesi di giugno e luglio sono da preferire in quanto fa quasi sempre caldo e non piove. Ad agosto le piogge sono già più frequenti. Se siete temerari e volete provare ad andare in inverno, sappiate che, giusto per citarvi un esempio, Ulaan Bataar è la seconda capitale più fredda del mondo in quanto può raggiunge i -49°C. Dovrete essere molto attrezzati ed esperti. Unico vantaggio è che in inverno non piove molto.

Pernottamenti: Il 60% dei mongoli vive nelle tende gher (o ger o yurta), ovvero la casa dei nomadi delle steppe mongole. Sin dai tempi di Gengis Khaan, i mongoli usavano la ger come casa “mobile”, interamente montabile e smontabile in sole 3 ore. E’ a forma circolare, di colore bianco e non ha né chiodi, né cemento, ma è composta da legni incastrati a raggiera e rivestita di feltro. L’unica finestra è quella alla sommità che viene scoperchiata al mattino e dalla quale esce la canna fumaria della stufa a legna.
Anche i turisti dormono in queste tende e i Camp sono ben attrezzati con bagni, docce, ristorante, asciugamani, elettricità e stufa in caso di freddo. L’arredo è molto semplice, ma sufficiente per farvi vivere una esperienza unica… D’altronde la gher non va descritta, ma vissuta.

Trasporti: Un fuoristrada o un 4×4 è fondamentale in questo tipo di territorio. Durante il nostro soggiorno abbiamo visto alcune auto comuni impantanarsi o andare in difficoltà su tratti complicati. Come detto prima, l’attrazione principale in tema trasporti sono i mitici UAZ. Questi fuoristrada sovietici sono veramente indistruttibili in quanto riescono a percorrere tratti molto dissestati. Basti pensare che se un tratto di strada era impraticabile o bloccato, gli autisti uscivano dalla strada sterrata per scorrazzare liberamente e senza problemi nella prateria aperta. Avendo un assetto molto alto, pneumatici voluminosi e una carrozzeria importante, riescono a guadare e arginare gli ostacoli. Certo con tutte queste buche non saranno comodissimi e scordatevi di dormire in auto.
L’altro mezzo di trasporto che vi garantirà un’esperienza unica è il treno della TransMongolica! Ebbene si, è il tragitto che collega Pechino alla TranSiberiana fino a Mosca, passando da Ulaan Bataar! In questo treno si viaggia comodi, c’è una signora delle pulizie che passa spesso per pulire, e un’altra che garantisce un piccolo servizio bar, ma la cosa principale è che si viaggia con loro e il paesaggio è mozzafiato.

Cibo: La cucina mongola è molto semplice e basata su grassi animali. Si distinguono due macro categorie di alimenti: quelli bianchi e quelli grigi. I primi sono formaggi di vario tipo, spesso fermentati e acidi e vengono consumati principalmente in estate; i secondi sono le carni che possono essere di bue, montone, cavallo, yak o capra e vengono mangiati in inverno. Spesso e volentieri è facile trovare la bevanda nazionale, l’Airag, ovvero il latte di giumenta fermentato e leggermente alcolico. Se andrete a far visita a una famiglia nomade sicuramente vi verrà fatto provare, anche perché non hanno molto altro da offrirvi.
I cibi ad ora elencati sono in realtà molto comuni tra la gente nomade. In città troverete spesso cibi più elaborati e buoni del semplice formaggio o della carne di montone cotta. Ho trovato deliziosi i Buuz, ovvero i ravioli di carne al vapore, spesso cucinati anche nelle zuppe (Bansh, Manti’) assieme alle verdure. Da provare anche i Khuushuur, veri e propri panzerotti di carne fritti. Un altro piatto che vi piacerà è lo Tsuivan, ovvero noodles al vapore con carne e verdure (potete chiederlo vegetariano).
Un alimento famoso è il Boodog, carne di capra o di marmotta cucinata all’interno della pelle stessa dell’animale che funge da forno. La carne disossata viene riposta all’interno della sacca della capra assieme a delle pietre roventi preriscaldate che serviranno per la cottura. Ad ogni modo il tema “cibo” è meno traumatico di quel che si pensi, perché nei campi gher hanno adattato la cucina ai gusti occidentali, quindi troverete al mattino sempre le uova, pane, marmellata, latte in polvere e tè, mentre la sera un piatto unico di carne con riso/noodle e verdure.

Cosa ho visitato: Nella seguente mappa che ho realizzato trovate tutte le tappe con i luoghi e i punti di interesse. Le icone blu rappresentano i mezzi presi, quelle gialle gli alberghi e gher, quelle arancio dove abbiamo mangiato, mentre le icone verdi sono le attrazioni visitate:

PROGRAMMA
Giorno Tratta Mezzi Alberghi Valutazione
1° – 2° Roma – Istanbul – Biškek Aereo Strelets Hotel 4/5 – Buona posizione, stanze e bagno ampi e puliti. Con piscina
Biškek – Ulan Bator Aereo + Bus Toto Hotel 3,8/5 – Belle camere, WiFi gratis, ottima colazione e cena
Ulan Bator – Harhorin UAZ Misheel Camp 3,5/5 – Gher ampie. 2 docce grandi e 3 bagni. Cibo ok. Corrente 24h. No WiFi
Harhorin – Cecerleg UAZ Taikhar Camp 3,8/5 – Gher ampie. 4 docce belle e 4 bagni. Cibo ok. Corrente 24h. WiFi
Cecerleg – Chuluut Valley UAZ Ikh Khorgo Camp 2/5 – Gher piccole. 2 docce e 2 bagni con poca acqua. Cibo ok. Corrente 24h. No WiFi
Chuluut Valley – Tsenkher UAZ Khan Taij Camp 3,8/5 – Gher grande. 4 docce e 3 bagni. Cibo buono. Corrente 24h. WiFi nel ristorante
Tsenkher – Orkhon Valley UAZ Famiglia di nomadi 1/5 – gher di famiglia con lenzuola usate. No bagno e doccia
Orkhon Valley – Saikhan Ovoo UAZ Saikhan Gobi Camp 3,2/5 – Gher ok. 3 docce e 3 bagni. Cibo ok. Corrente 20-23. No WiFi
10° Saikhan Ovoo – Bajanzag UAZ Gobitour Tourist Camp 3/5 – Gher piccole. 3 docce e 3 bagni. Cibo buono. Corrente 24h. No WiFi
11° Bajanzag – Gurvansaikhan UAZ Buren Tourist Camp 5/5 – Gher con bagno privato. Cibo ottimo. Corrente 20-23 e 8-11. Luce 24h. WiFi in ristorante
12° Gurvansaikhan – Dalanzadgad UAZ Govii Bayanburd 1 Camp 4/5 – Gher belle. 4 docce e 2 bagni. Cibo buono. Corrente 24h. No WiFi
13° Dalanzadgad – Ikh Gazriin Chuluu UAZ Ikh Gazriin Campo 3/5 – Gher datate. 2 docce e 2 bagni. Cibo buono. Corrente fino 23 e Luce 24h. No Wifi
14° Ikh Gazriin Chuluu – Choir – Sajnšand UAZ – Treno Lux Hotel 3/5 – Spartano con acqua della doccia tiepida
15° Sajnšand – Ulan Bator Treno Notte in treno
16° Ulan Bator Bus Toto Hotel
17° Ulan Bator – Istanbul – Roma Aereo

Giorni 1 – 2: Viaggio di andata in aereo spezzato in due giorni, poiché, per prendere la coincidenza, siamo stati costretti a dormire una notte passata a Biškek, Kirghizistan. Ne abbiamo approfittato per visitare la capitale e il mattino seguente ripartire.

Giorno 3: La mattina del nostro primo giorno in Mongolia, visitiamo alcuni siti di interesse a Ulaan Bataar, la restante parte della capitale la faremo l’ultimo giorno. La nostra guida ci porta al Monastero di Gandantegchinlen Khiid (3500₮ | 🕔 8.30-19), il centro religioso buddista tibetano più importante della capitale, fondato nel 1835. All’interno sono presenti alcune statue di Buddha giganti e intorno alle pareti tante altre statuette più piccole. Oltre a pregare, i fedeli svolgono alcuni tipici riti religiosi come girare 3 volte intorno a uno stupa e percorrere all’interno del monastero in senso orario.
Ci spostiamo in zona sud della città per salire fino in cima alla collina dalla quale svetta il Zaisan Memorial, dove si gode di un bel panorama sull’intera città. Il monumento onora i caduti sovietici della seconda guerra mondiale. E’ molto particolare in quanto è una struttura aperta a forma circolare ove all’interno sono raffigurate una serie di murales che descrivono scene di fratellanza tra il popolo mongolo e quello dell’URSS.
Non molto distante dal Memorial, entriamo nel Museo di Bogd Khan (5000₮ | 🕔 9-17.30 Lunedì chiuso), conosciuto anche come il Palazzo d’Inverno, ora divenuto museo. Costruito nel 1900, è composto da 6 templi all’interno dei quali è possibile osservare svariati disegni, sculture e thangka. A differenza di molti palazzi e monasteri mongoli, questo è uno dei pochi che è riuscito a scampare alla distruzione sovietica. Oltre ai templi molto belli, anche il museo interno è interessante e merita una visita.
In seguito ci dirigiamo verso il centro per percorrere a piedi la Piazza Sukhbaatar con al centro la statua equestre dell’eroe Sukhbatar, colui che dichiarò la Mongolia indipendente dalla Cina durante la rivoluzione del 1921. Alla fine della piazza sul lato nord, è presente il palazzo statale con al centro l’imponente statua di Gengis Khan seduto sul trono.
La giornata si conclude con la visita al Museo Nazionale della Storia Mongola (5000₮ | 🕔 9.30-17.30 Domenica e Lunedì chiuso), all’interno del quale ci sono molti oggetti, utensili, vestiti, monete e armature del passato mongolo. Molto interessante anche la mappa dove è indicata la vastità di quello che è stato l’impero mongolo nel mondo.

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Giorno 4: Prima di lasciare Ulaan Bataar per dirigerci nel centro della Mongolia, ci fermiamo a un grande supermercato dove fare una spesa per le derrate alimentari da consumare a pranzo per alcuni giorni e per comprare l’acqua. Usciamo dalla città a bordo dei nostri fantastici UAZ all’interno dei quali si viaggia che è una meraviglia. Prima tappa alle piccole dune di sabbia Elsen Tasarkhai dove sostiamo per il pranzo. Le dune non sono niente di che ma qui troviamo i primi cammelli della vacanza, gli incredibili animali a due gobbe. Decidiamo di rimandare la “cammellata” nel deserto del Gobi, ma facciamo loro una caterva di foto.
Ottanta chilometri a ovest delle dune giungiamo nella antica capitale mongola, Karakorum, fondata nel 1235 da Ögedei, il figlio di Gengis Khan, e distrutta dalla dinastia Ming nel 1368. Tutta l’aera assume il nome della Valle dell’Orhon ed è patrimonio dell’UNESCO, incluso il vicino tempio buddista di Erdene Zuu (3500₮ | 🕔 9-18) eretto nel 1585 dopo la diffusione del buddismo tibetano in Mongolia. Questo monastero fu costruito dalle macerie di Karakorum e comprende una superficie molto vasta, difatti contava tra i 60 e 100 monasteri ed è circondato da mura composte da 108 stupa (numero sacro per i buddisti). Nel 1939 purtroppo fu distrutto dai sovietici di Stalin e furono sterminati migliaia di mongoli. E’ rimasto in piedi un solo monastero che è diventato museo.
Terminate le visite, ci fermiamo per la notte nel nostro primo Camp Gher, ai piedi del fiume Orhon. Siamo tutti eccitati all’idea di dormire all’interno delle famose gher dei nomadi.

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Giorno 5: Lasciamo il camp per dirigerci a Tsetserleg, piccola cittadina, ma importante centro commerciale e culturale della nazione. Visitiamo in primis il Museo Arkhangai Aimag (5000₮ | 🕔 9-18), originariamente un antico monastero composto da tre edifici. Il museo è interessante per i dipinti e per gli strumenti musicali antichi esposti. Potrete anche cimentarvi nel gioco dello shangai mongolo. A differenza dei famosi bastoncini cinesi, qui si usano gli ossi di caviglia delle capre, dove ogni faccia rappresenta un animale differente: cavallo, cammello, capra e pecora. Abbiamo giocato come bambini 🙂
Per pranzo approfittiamo di essere in città per consumare qualcosa di locale, seduti comodamente a tavola. Dal libro-guida, scopriamo che c’è un locale gestito da un australiano dove la cucina è eccellente. Se potete sostate anche voi qui, così da staccare un po’ dalla ripetitiva cucina mongola, si chiama Fairfield. Il tempo non è dei migliori, non piove ma è coperto, ad ogni modo visitiamo il piccolo monastero di Buyandelgeruulekh che di per se non ha nulla di che, ma una volta saliti sopra e scalata un po’ di roccia alle sue spalle, è possibile godere di un bel panorama sulla città.
Per concludere la giornata giungiamo al nostro camp che è adiacente a una roccia sacra chiamata Taikhar Chuluu di granito, alta 20 metri e con più di 150 scritte in lingue antiche ormai scomparse. In questo camp troviamo alcuni yak al pascolo, i bellissimi buoi tibetani domestici intenti a brucare l’erba quasi incuranti della nostra presenza.

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Giorno 6: Al mattino, dopo la solita colazione a base di uova, ci rimettiamo in marcia per arrivare al punto più a ovest del nostro tour. Per le strade si incontrano alcune yurte isolate da tutto il resto. La guida ci fa sostare nei pressi di una gher dove una famiglia sta costruendo un recinto per i cavalli che allevano. Data l’ospitalità mongola, ci offrono l’unica bevanda che hanno, l’airag, il latte di giumenta fermentato. Non tutti riescono a berlo perché acido, ad ogni modo ringraziamo e continuiamo per la nostra direzione.
La strada in questo tratto diventa molto complessa in quanto è tutto sterrato e poiché è piovuto è anche fangosa. Con gli UAZ l’impresa è stata quasi indolore, se non fosse per alcune botte prese per le voragini sul suolo. Ad ogni modo raggiungiamo la nostra meta, ci troviamo al lago Bianco, il Terhijn Tsagaan nuur. Percorriamo la riva nord del lago per esplorare la zona e ci fermiamo per un pic-nic in un punto con una bella vista. Dopo pranzo prendiamo possesso delle gher per poi uscire di nuovo per esaminare un’altra zona del lago. Ci troviamo a 2200mt di altitudine e quando si annuvola tende a fare più fresco. Alcuni di noi decidono di fare una passeggiata a cavallo, altri, tra cui io, esplorano i dintorni salendo su alcune colline verdi. Troviamo una mandria di yak con i loro piccoli, bellissimi! Il paesaggio è da sogno e sembra di stare su un altro pianeta. Per godere al massimo di questa situazione, decidiamo anche di cenare al ristorante che affaccia sul lago sui tavolini esterni della struttura, così da aspettare il tramonto a tavola.

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Giorno 7: Il tempo variabile ha fatto spazio, per nostra fortuna, al sereno, anche se ci svegliamo con la foschia. Percorriamo la strada a ritroso e, prima di abbandonare la regione dell’Arkhangai, ci fermiamo a 3 km di distanza dai camp che abbiamo lasciato per sostare alle basi del vulcano estinto di Khorgo Uul (2400mt) dove facciamo una bellissima escursione. Man mano che passano i minuti la nebbia si dirada e ci regala una meravigliosa vista del cratere e del paesaggio circostante.
Ripresa la via del ritorno, a 35 km di distanza, facciamo una rapida sosta per fotografare la valle del Chuluutiin Gol a strapiombo sul torrente sottostante. E’ una giornata soleggiata e il paesaggio è veramente molto bello, il viaggio in fuoristrada non risulta mai noioso perché dal finestrino si ammirano queste praterie infinite che sembrano curate con il tosaerba, inoltre le colline che toccano il cielo blu e le nuvole bianche a contorno, rendono il tutto un quadro indescrivibile.
Visto che abbiamo molto tempo prima di raggiungere il nostro camp e il clima è dalla nostra parte, ci fermiamo nuovamente a Tsetserleg per salire sul colle del monastero e guardare con un’altra luce il panorama della città. Infine, arriviamo al nostro alloggio che è ubicato nei pressi delle Terme Tsenkher. L’acqua termale arriva fino al nostro camp e ovviamente ne approfittiamo per passare del tempo in totale relax nelle piscine e vasche di acqua calda.

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Giorno 8: Con gli UAZ, percorriamo degli sterrati e dei fuori strada per accorciare il tragitto per la nostra successiva destinazione. Ci fermiamo a far visita a un’altra famiglia nomade dove ci sono 5/6 bambini, un paio di uomini e una donna. E’ difficile capire se siano tutti figli suoi, ma l’atmosfera che si respira è molto familiare, divertente e particolare. Questi bambini sono mal vestiti, ma ben nutriti, uno di loro indossa solo una maglietta e niente altro. Giocano tra loro, sono incuriositi e divertiti dalla nostra presenza. La madre è molto sorridente e ci fa assaggiare un formaggio che stava facendo essiccare al sole. Percorriamo qualche altro chilometro e il paesaggio si riconferma mozzafiato. Con gli UAZ saliamo in cima a una collina che intorno a sé non ha altro che prateria, colline verdi e la vastità del cielo, bellissimo.
Verso l’ora di pranzo parcheggiamo alle porte del tragitto che ci porterà al monastero Tövkhön Khiid (3000₮). Dopo un pranzo al sacco, iniziamo il nostro trekking, ci vorrà circa un’ora per raggiungere il tempio. Il percorso è abbastanza facile ed è ombreggiato dai rami dei tanti alberi che coprono questa zona. Il tempio di per sé è deludente, ma è ubicato in un punto formidabile: è costruito ai piedi di una roccia molto alta che sorge dal nulla in mezzo a tutti questi alberi e colline. E’ possibile anche scalare e salire fine in vetta e il panorama vale la fatica. Purtroppo sopraggiunge una perturbazione che ci fa credere che da li a poco sarebbe sceso il putiferio, difatti è tutto coperto, inizia a far fresco e molti di noi non si sono portati niente lasciando gli zaini nelle autovetture. Per fortuna ci sono i cavalli parcheggiati vicino al monastero e decidiamo di affittarli per arrivare fino all’arrivo.
La giornata termina velocemente, ma per questa notte saremo ospiti di una famiglia nomade! Arrivati in casa loro, ci accolgono con un gran sorriso. Questo posto è fantastico, apri la porta della gher e tutto intorno non c’è altro che natura, capre, yak e cavalli al pascolo. Purtroppo il tempo si guasta, ma anche una pioggia regala emozioni forti e uniche qui. Sole e pioggia si alternano su uno sfondo di incanto e lo scenario si corona con i colori di un doppio arcobaleno, wow! Passiamo il tempo a vedere le loro faccende: prima osserviamo come una donna munge una yak e successivamente ammiriamo la fierezza di un cavallo selvaggio che cerca di seminare l’uomo a cavallo che lo vuole addomesticare.
L’esperienza nelle loro gher non è però tutto rose e fiori. Ci distribuiscono in due yurte e alcuni di noi capitano in quella familiare. Qui c’è cattivo odore di formaggio fermentato ovunque, comprese le coperte che ci forniscono per la notte. I letti sono durissimi, dormono quasi sulla struttura di legno stessa, non ci sono ovviamente né docce, né acqua e il “bagno” è una fossa comune scavata nel terreno a 20 metri dalle gher con un paravento di legno. Ci aspettavamo almeno che a cena si sedessero con noi per conoscersi e scambiare due parole con l’aiuto della nostra guida, ma tutto ciò non è accaduto. Un po’ delusi dalla situazione più che dall’alloggio, dopo cena ci rimbocchiamo nel nostro sacco lenzuolo e proviamo a dormire.

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Giorno 9: Salutiamo la famiglia che ci ha ospitato e iniziamo la nostra marcia verso il sud della Mongolia. In questa giornata abbiamo poco da vedere, è quasi tutto tragitto in auto. L’unica attrattiva vicina è la Red Waterfall del fiume Orkhon, una semplice cascata ubicata in una valle verde. Torniamo nei fuoristrada e percorriamo tanti chilometri, il viaggio oggi è stancante, tante buche e per tanto tempo. Il paesaggio però è sempre bello e non delude mai; guadiamo qualche torrente, attraversiamo un bel ponte di legno caratteristico e ci fermiamo ogni tanto per soste tecniche e per scattare foto.
Il territorio inizia a cambiare sensibilmente, siamo alle porte del deserto del Gobi. Giunti al nostro camp, attendiamo il bellissimo crepuscolo dietro i pendii dolci delle montagne in lontananza. Tramontato il sole, ci voltiamo per rientrare e troviamo un altro spettacolo: l’alba della luna piena immensa e carica di luce viva… Che emozione!

Giorno 10: Molto vicino al camp ci sono le rovine del complesso di templi dell’Ongiin Khiid (ingresso 2$) composto da due monasteri, il Barl Lam Khiid e il Khutagt Lam Khiid. In passato erano i più grandi monasteri della nazione, ma ora sono solo un vago ricordo in quanto furono distrutti dal regime comunista che uccise anche 200 lama. Oggi sorge solo un tempio ricostruito dalle “ceneri” dei vecchi e, salendo sulla collina alle sue spalle, si ha una bella vista delle rovine.
Il viaggio prosegue e possiamo dire che il paesaggio è radicalmente cambiato. Siamo ormai nel Deserto del Gobi e qui spesso vi sembrerà di essere soli al mondo, lontano da tutto e tutti. Le praterie e le colline verdi smeraldo con capre, yak e cavalli al pascolo, lasciano il posto a una terra completamente piatta, più rocciosa e polverosa. La vegetazione circostante è composta da rovi e da piante dell’erba cipollina. Questa pianta si estende su così tanta superficie che l’aria si impregna dell’odore aromatico del vegetale. Per quanto riguarda gli animali, troviamo tanti cammelli e alcune mucche e capre.
Arrivati nella zona di Bayanzag, lasciamo i bagagli nei nostri alloggi e ci dirigiamo alle Rupi Fiammeggianti, ovvero le Flaming Cliffs (1000₮). Nel 1922 in questa area furono scoperte numerose ossa e uova di dinosauro che oggi sono esposte in musei di tutto il mondo. Le rupi sono molto belle in quanto formano un paesaggio bizzarro composto da rocce, sabbia rossa e qualche arbusto. Prestate attenzione ai bordi di queste rocce in quanto sono di origine sabbiosa e sdrucciolevoli e potrebbero franare nei dirupi. Dopo aver girovagato in lungo e in largo, cerchiamo una buona postazione per ammirare il tramonto rosso sulla terra color fuoco.

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Giorno 11: Dalle rupi aride, ci dirigiamo verso la parte più desertica del Gobi fino a raggiungere le dune di sabbia più grandi e imponenti di tutta la Mongolia, ovvero le Khongoriin Els. Si è alzato un vento molto forte e dalla cresta delle dune si vede molta sabbia levarsi in aria. Decidiamo quindi di rimandare la scalata al pomeriggio sperando il vento diminuisca. Ne approfittiamo per farci una bella “cammellata” nel deserto. Per l’escursione (costo 10.000₮ a testa) ci fanno montare sul cammello quando quest’ultimo è ancora sdraiato sulle zampe. Attenzione quando montate su, perché l’animale si alza prima con le zampe posteriori, quindi potreste perdere l’equilibrio cadendo in avanti. Legano i nostri cammelli uno accanto all’altro e ci portano in giro. Questo bellissimo animale, a differenza del dromedario, è molto più confortevole perché ci si siede in sella tra le due gobbe, l’unica pecca è che hanno un alito fortemente maleodorante. D’altronde si cibano principalmente di erba cipollina e di altri arbusti. La passeggiata a dorso di cammello è molto divertente, soprattutto per chi come me è alla sua prima esperienza in sella a questi incredibili animali.
Nel pomeriggio prendiamo posto nel nostro camp, il più bello di tutti, poiché è completamente nuovo e ha perfino il bagno privato per ogni gher. Dopo esserci rilassati e “docciati”, ci diamo appuntamento nel pomeriggio per andare a scalare le alte vette delle dune Khongoriin. Sono alte fino a 300mt, larghe 12km e lunghe 100km. Ne scaliamo una alta 200mt e l’impresa è veramente sfiancante. A differenza delle dune della Namibia che avevo scalato l’anno prima dove salivi già dalla parte più bassa della cresta, qui devi per forza salire dal fianco e vi assicuro che è estenuante. Ad ogni passo si affonda o si indietreggia di poco e sopraggiunge il fiatone. Comunque ne vale decisamente la pena perché la vista dalla cima dalle dune è strepitosa e ci si rende conto di quanto e di come si estendono le dune stesse nel paesaggio circostante. Attendiamo una mezz’oretta per godere del 3° tramonto di fila mozzafiato. La sabbia cambia colore dal beige, all’arancio, al grigio e i raggi del sole disegnano l’ombra delle dune con segni marcati. Dopo questo bellissimo scenario, arriva la parte più divertente delle dune, ovvero la discesa di corsa lungo il versante.

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Giorno 12: Dopo la fantastica giornata di ieri, riprendiamo il nostro cammino in direzione Gobi Centrale. Il tragitto è interrotto da un gregge enorme di capre e pecore. In questo preciso punto c’è un pozzo dove un pastore raccoglie l’acqua con un secchio di gomma attaccato ad un bastone e la riversa in una vasca di pietra dove le capre si scapicollano per farsi spazio e abbeverarsi. La scena è molto divertente e restiamo qui qualche minuto.
Arrivati nella provincia di Dalanzadgad, facciamo un piccolo trekking nel canyon dello Yolin Am sulle montagne del Gurvan Saikhan. E’ una passeggiata molto bella e poco faticosa, dove si percorre al fianco del torrente guadandolo spesso e dove è possibile individuare sulle vette delle rocce, le capre di montagna. Il canyon è caratterizzato da imponenti pareti rocciose e da lastroni di ghiaccio azzurro che si sciolgono in piena estate. Purtroppo questo spettacolo del ghiacciaio non lo riusciamo a vedere perché è stata una estate parecchio calda e si è già sciolto tutto. All’ingresso dell’area, c’è anche un Museo della Natura con all’interno svariati animali locali impagliati.

Giorno 13: Lasciato anche questo camp, risaliamo verso nord-est. Vi capiterà spesso di fermarmi per strada dove non c’è nulla e anche in qualche paesino sperduto con poche anime. Sembrano tutti paesini di frontiera dove la vita scorre lenta e tranquilla. Il tragitto è stato molto lungo, ma per fortuna abbiamo incontrato strada sterrata alternata a strada asfaltata. Dopo una sosta pranzo, sopraggiungiamo nel distretto del Gurvansaikhan dove incontriamo le splendide, quanto inaspettate, conformazioni rocciose Ikh Gazariin Chuluu. Queste rocce sembrano messe appositamente per formare qualche composizione artistica, in quanto sbucano dal suolo erboso dal nulla. Riusciamo anche a vedere un avvoltoio che gira sopra le nostre teste e adocchiamo il suo nido in un punto difficile da scalare. In queste conformazioni è presente, strano a dirsi, un anfiteatro moderno all’aperto dove ogni anno celebrano un importante festival nazionale della musica.
Torniamo al camp e aspettiamo il tramonto seduti a tavola per l’ultima notte nelle gher. Andiamo a letto presto in quanto in questo camp la luce va via alle 23.

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Giorno 14: Saliamo per l’ultima volta sui nostri fuoristrada per percorre l’ultimo tratto con questi indimenticabili UAZ che ci hanno accompagnato per l’intera vacanza. Facciamo un giro a piedi per la cittadina di Choïr. Gli autisti ci lasciano alla stazione dei treni da dove prenderemo un treno locale direzione Sajnšand. Siamo nella mitica tratta della Transmongolica che arriva a Pechino… che emozione!! E’ interessantissimo vedere come si comportano i mongoli in questo particolare treno con posti a sedere e posti orizzontali ove riposarsi, tra l’altro molto comodi e posizionati su due livelli. Altrettanto interessante sarà stato per loro vedere noi unici turisti occidentali.
Passiamo le ultime ore del pomeriggio in città e facciamo una passeggiata per esplorare la zona. Vediamo qualche scena di vita quotidiana, ma in realtà non c’è niente di veramente interessante in centro città.

Giorno 15: Ci troviamo nell’ultima cittadina del nostro tour. Poco più a sud di Sajnšand, nel deserto orientale, sorge il Monastero Khamariin Khiid (1500₮) fondato nel 1820, distrutto dalle purghe staliniste e successivamente ricostruito. Siamo nella terra dello Shambala, il regno mitico e segreto, il centro energetico del mondo dove i credenti pregano seguendo svariati riti religiosi. Nei dintorni ci sono varie strutture da visitare. In ordine potrete fermarmi prima alla grande campana e successivamente a un tempio circondato di stupa bianchi. Caratteristica è la visita ai Tumuli di pietra a forme di seno materno, dove le donne in cinta cospargono questi monumenti con del latte per chiedere di avere un seno ricco di latte per i loro figli. L’odore rancido è pungente, meglio spostarsi a favore di vento.

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Dopo cena ci aspetta il mini-van che ci accompagnerà alla stazione. Ci attende una notte nella tratta transmongolica che collega il sud della Mongolia a Ulaan-Bataar! L’esperienza è unica. Appena entriamo nelle nostre cuccette troviamo subito un set di lenzuola sigillate e igienizzate. I letti singoli sono 4 e sono a castello (due sotto e due sopra). Il treno viaggia nella più completa oscurità e dal finestrino si ammira un cielo stellato come non mai, si riesce anche a vedere la via lattea. Il sonno è qualitativamente buono e ti svegliano 45 minuti prima dell’arrivo alla tua fermata.

Giorno 16: Il risveglio sul treno della transmongolica è stato magico, apri gli occhi e dal finestrino della tua cabina ammiri il paesaggio che prende vita con i raggi del sole che lentamente scaldano la prateria e diradano la foschia. Prima di alzarmi rimango sdraiato a osservare questo spettacolo e a scattare qualche foto.
Torniamo nello stesso albergo che ci aveva ospitato la prima notte, facciamo colazione e usciamo dalla città per dirigerci verso Nalaikha dove visitiamo la più grande statua equestre al mondo, il Chinggis Khaan Statue Complex (7000₮ | 🕔 9-18), tributo al famigerato condottiero. L’edificio su cui poggia la colossale statua di 40 metri, è composto da 36 colonne che rappresentano i 36 khan della storia mongola successori a Gengis Khan. E’ possibile salire fino in cima alla criniera del cavallo così da vedere il busto di Gengis Khan in primo piano e il paesaggio circostante.

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Nel pomeriggio facciamo un giro per l’infinito mercato nero di Ulaan Bataar, il Narantuul Market. Le bancarelle si suddividono in aree in base a ciò che vendono. C’è la zona scarpe, pelli, utensileria, forniture equestri e tantissimo altro. Una breve passeggiata per questo fantastico mercato merita sicuramente.
In serata la nostra guida ci accompagna al teatro Tumen Ekh National Song and Dance Ensemble, nel quale ci ha riservato un posto per vedere l’affascinante spettacolo mongolo con le varie danze, costumi e canti tipici. La parte più incredibile dello spettacolo sono i canti Khoomeni effettuati tramite il rilassamento dell’addome e della laringe! Dove ascoltarli per forza! L’ultima cena invece la consumiamo a un ristorante dove gli ingredienti sono tipici della Mongolia e gli scelti tu prima di cucinarteli, il locale si chiama Altai Mongolian Grill.

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Giorno 17: Il viaggio volge al termine, colazione e volo di ritorno per l’Europa. Si torna a casa con ancora nei nostri occhi il cielo che tocca le praterie in un punto infinito. Bayarlalaa Mongolia!!!

Conclusioni: Non so perché questa terra me la aspettavo esattamente così: praterie interminabili un cielo blu da toccare con un dito, un popolo fiero e combattivo. Un posto epico e magico dove puoi ritrovarti solo in mezzo al nulla, così solo che puoi anche provare a gridare per ascoltare la tua eco, ma non sentirne il ritorno. Se siete fortunati potrete visitare anche la parte orientale e occidentale della Mongolia, ma vi assicuro che mangiare per un’altra settimana solamente carne e noodles inizia a diventare pesante, per non parlare poi dell’essere sballottati qua e là negli UAZ per via delle buche… Insomma, non proprio una passeggiata. Ad ogni modo… se potete chiudete la valigia e andateci!


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