🇵🇰 Pakistan: Risalendo la valle dell’Indo

Un viaggio in Pakistan è indimenticabile ed irripetibile. Un paese difficile da visitare, ma sorprendente, che ci ha lasciato spesso a bocca aperta. Un viaggio di due settimane decisamente sopra le aspettative. Partiti da Karachi, siamo pian piano risaliti lungo la valle dell’Indo fino a raggiungere Islamabad. Abbiamo sfiorato il confine indiano a Lahore e quello afghano a Peshawar, ci siamo incantati dinnanzi ai molteplici santuari sufi del paese, uno più bello dell’altro. I forti nel deserto, le moschee con le maioliche blu e mattoni rossi… Abbiamo assistito a riti mai visti, ci siamo mescolati tra la gente dei bazar e tra le vie polverose delle città. Ci siamo sentiti alieni agli occhi dei locali, incuriositi di noi pochi occidentali… Un popolo incredibilmente ospitale, sorridente e calmo, dagli occhi profondi che in silenzio raccontano la storia millearia di questa gente. Abbiamo assistito a scene di vita quotidiane coinvolgenti, incredibili e conosciuto resti di civiltà antiche e lontane. Mi sento un privilegiato ad aver avuto questa opportunità e non ho altre parole per spiegare questo fantastico paese se non: visitate il Pakistan e non ve ne pentirete!

SCHEDA DI VIAGGIO
Giorni 16 giorni 04/04/2026 – 19/04/2026
Costo 871 € Inclusi: volo, ingressi, cibo, assicurazione (tour a parte)
Persone 2 viaggiatori
Compagnia Saudi Airlines
Valuta Rupia pakistana 1€ = 325 PKR (Rs)
Lingua Urdu, Inglese Punjabi, Sindhi, Balochi
Religioni 95% islamici (15% sciiti) 2% induisti 1,6% cristiani
Fuso orario +3 ore (con ora legale) +4 ore (con ora solare)
Visto SI. Costo: 35$ Sito ufficiale: visa.nadra.gov.pk
Elettricità 230V Tipi di prese: C, D (solo la D prevede adattatore)
Internet Abbiamo usato la compagnia Jazz. Facile da usare e da ricaricare online o con l’app

Prima di partire:

  • Fumo e Alcol: Nel paese seguono rigidamente la proibizione dell’alcol, quindi non vedrete un goccio di alcolici per tutta la durata del viaggio. Fumano anche molto poco, abbiamo visto pochissimi locali con la sigaretta, tuttavia non è una proibizione, quindi fumare si può.
  • Vestiario: E’ un paese musulmano, non estremista per fortuna, ma è buona norma andare vestiti con pantaloni lunghi e maglietta, sia per gli uomini che per le donne. Evitare quindi pantaloncini, shorts, smanicate e canotte. Nelle moschee le donne dovranno indossare come di consueto il velo.
  • Popolazione: Sono 260 milioni (5° al mondo come più popoloso). La gente è straordinaria: curiosi dello straniero, gentili, sorridenti e ospitali. Mai aggressivi, anzi… calmi anche nei momenti più tesi (ad esempio quando discutono tra loro, sembra che stiano parlando normalmente).
  • Trasporti: Avendo avuto sempre l’auto con autista (entrambi dell’agenzia locale), non abbiamo mai preso i mezzi pubblici. I pullman extraurbani ci sono, però appunto non ci siamo interessati mai a capire quali bus portassero dove. Uber non esiste, ma ci sono altre alternative che funzionano allo stesso modo: InDrive, Yango e Bykea. Dubito che vi serviranno se dovrete muovervi con agenzia locale e scorta.
  • Cambio: In queto viaggio è quasi impossibile pagare con carta di credito, perché spesso non hanno il POS e poi chiedono sempre le commissioni o un prezzo maggiorato. Ragion per cui abbiamo portato i contanti da cambiare il primo giorno a Karachi. I soldi avanzati li abbiamo ricambiati qualche giorno prima di ripartire lasciando una somma approssimativamente giusta per le rimanenti spese.
  • Altro: Portate pazienza, è uno stato complesso, non vi aspettate di uscire la sera per divertimenti, alcol e discoteche non ce ne sono. Anzi, nel periodo in cui abbiamo viaggiato noi c’erano frequenti black-out che duravano alcuni minuti e il coprifuoco alle 22:00.

Visto e Assicurazione: Dal 1° gennaio 2026, il Pakistan ha introdotto il visto per molti stati, tra cui l’Italia. Costa una 30ina di euro, può essere a ingresso singolo o multiplo e si può richiedere comodamente on-line. Oltre al passaporto con validità 6 mesi, serve una fototessera e una prenotazione alberghiera. Queste informazioni vanno inserite e caricate quando si compila la richiesta dal sito ufficiale visa.nadra.gov.pk. Importante: una volta ottenuto il visto via email, stampate un paio di copie e portatele con voi in viaggio perché lo richiedono molto spesso.
Dato che la Farnesina sconsiglia i viaggi non necessari in Pakistan, la quasi totalità delle assicurazioni non coprono noi italiani. Quindi è bene che cerchiate una agenzia adatta che vi copra su tutto.

Sicurezza: Non è un paese sicurissimo, altrimenti non ci sarebbero stati i polizzioti agli ingressi di ogni singolo hotel, attrazione turistica, banche e centri commerciali. Visti i conflitti del Pakistan con l’India nel 2025 e con l’Afghanistan tutt’oggi, non è possibile viaggiare da soli (o è molto complicato). Ragion per cui, ci siamo affidati ad un Tour Operator locale (North-Pakistan) con il quale abbiamo organizzato il giro che avevamo in mente, richiedendo sia l’auto che l’autista. Quest’ultimo si è rilevato essere indispensabile in quanto, in alcune tratte, era obbligatoria l’accompagnamento della scorta armata per spostarci da una città all’altra. Grazie all’autista, per noi è stato abbastanza semplice, perché era lui che contattava i poliziotti per orgranizzare gli spostamenti e noi non dovevamo fare niente. Anche per entrare in alcuni siti (pochi) c’era la scorta che ci accompagnava. Solo a Bahawalpur dovevamo contattare la scorta se volevamo uscire dall’albergo, perché non potevamo uscire da soli. Tuttavia, sensazioni di pericolo non si avvertono praticamente mai, è solo una precauzione del governo per noi forestieri (o, se volete, per controllare i nostri movimenti e cosa facciamo).
Alcune regioni sono meno sicure di altre, quindi sempre meglio monitorare la situazione sul sito della Farnesina per capire se il vostro giro comprende queste zone e sentire il vostro tour operator locale che vi può aggiornare seduta stante.
Il vero pericolo in realtà, si vive nel quotidiano quando bisogna attraversare la strada a piedi. Guidano tutti male (un po’ meglio degli indiani) e per noi che non siamo abituati è importante guardare più volte la strada prima di attraversare. Sembra una sciocchezza ma è importante, a maggior ragione che molto spesso guidano contro mano, quindi noi pedoni siamo costretti a guardare bene da ambo le direzioni prima di attraversare.

Clima: Il Pakistan ha un territorio molto vario: deserti, pianure, valli e montagne, quindi è difficile individuare un periodo che vada bene per tutto. Dipende quindi da che tour si vuole intraprendere. In linea generale, i periodi migliori sono quelli che vanno da dicembre ad aprile. Sicuramente l’estate è da evitare perché arrivano i monsoni. Noi ci siamo trovati bene ad aprile in quanto le temperature erano miti/calde, clima secco e soprattutto era il periodo dei raccolti, difatti si vedevano anche tante scene particolari come il trasporto di enormi quantità di raccolti. Se si vuole viaggiare tra le valli e i vicini monti, allora bisogna stare molto attenti al clima, serve una guida esperta… le vette più alte del mondo non sono per tutti.

Costi: E’ un paese economico! Si mangia davvero con poco, ad esempio, un piatto di spiedini di carne (seekh kabab), pane e aranciata costava in media 3,50€. Le attrazioni sono sempre economiche, ma hanno un prezzo maggiorato per gli stranieri. Se ai locali possono costare pochi centesimi di euro, per noi costavano anche il quadrlupo. Parliamo comunque di cifre molto basse dai 2 ai 10 euro.
Di seguito un riepilogo costi a persona:

Riepilogo costi
Voli 628 €
Visto 35 $
Assicurazione 46 €
Alimenti 108 €
Ingressi 45 €
SIM Card + Commissioni 14,50 €
Tour contrattato con agenzia
Alberghi compresi nel tour
TOTALE 871 €

Cibo: La cucina pakistana è un misto tra quella indiana, ma meno speziata e quella araba, che segue le regole della cucina Halal. Il maiale è appunto vietato, ma ci sono molti piatti a base di pollo, montone e vacca. Si trova anche il pesce di fiume, tanto riso, verdure, patate, legumi e frutta. Hanno vari tipi di pane (chapati o roti, naan e paratha). Di seguito alcuni dei piatti provati:
– Aloo Bhujia: contorno patate, olio, cumino, cipolle, curcuma e peproncino.
Channa Chaat: un’insalata di ceci saporita, piccante e speziata.
Kebab: classica carne macinata e marinata in un miscuglio di spezie e aglio, molto saporito.
Biryani: piatto a base di riso con carne, verdure e uovo.
Mutton Karahi: carne di montone o agnello cotta in un wok metallico a due manici chiamato karahi, cucinato in una salsa densa al pomodoro, zenzero, aglio e peperoncini verdi.
Gajar Halwa: un dolce tradizionale denso e zuccherino, a base di carote, latte, ghee (burro) e frutta secca
Felooda: un dessert a base di semi di basilico dolce, latte, gelato e noodle.

Itinerario: Prendendo un volo multi-tratta, siamo atterrati a Karachi risparmiando tempo per il ritorno dove abbiamo volato direttamente da Islamabad, evitando di prendere un volo ulteriore. Con auto e autista sempre con noi abbiamo agevolmente percorso buona parte della valle dell’Indo visitando tutte le bellezze che lo circondano e le sue civiltà, passando anche da Lahore e arrivando in ultimo a Peshawar.
Nella seguente mappa che ho realizzato trovate tutte le tappe con i luoghi visitati (in verde), gli alloggi (in giallo), i mezzi (in blu) e i ristoranti dove abbiamo mangiato (in arancio).

PROGRAMMA
Giorno Tratta AUTO Alloggio Voto
1-2 Roma > Riyad > Karachi 17 km Hotel Perl Inn 3,5/5
3 Karachi
4 Karachi > Thatta > Hyderabad 210 km Crown Inn 3/5
5 Hyderabad > Sehwan Sharif 290 km Sehwan Divine Inn 3,5/5
6 Sehwan Sharif > Sukkur 275 km Hotel Hayatt Sukkur 4,5/5
7 Sukkur
8 Sukkur > Uch Sharif > Bahawalpur 390 km Hostel One Airport 4,5/5
9 Bahawalpur
10 Bahawalpur > Multan 280 km De Shahlimar Hotel 2/5
11 Multan
12 Multan > Lahore 410 km Shahlimar Tower 4/5
13 Lahore
14 Lahore > Taxila > Islamabad 382 km Grand Peace Guest House 4/5 
15 Islamabad > Peshawar 245 km Hotel Crescent 4/5
16 Peshawar > Rawalpindi > Roma 180 km Grand Peace Guest House 4/5 

Giorni 1-2
Roma > Karachi

Catapultati in questo mondo sconosciuto ai più, ci ritroviamo a Karachi, la ex capitale del Pakistan ed una delle città più caotiche del paese, tanto da sembrare di essere in India. Ci sono svariati posti da visitare e impieghiamo subito il pomeriggio che abbiamo a disposizione per le prime visite. 
Partiamo dal Mohatta Palace Museum, (100 Rp |🕔mar-dom 11-18 | sito), una delle icone architettoniche più affascinanti di Karachi. Costruito nel 1927, oggi funge da prestigioso museo d’arte e centro culturale. Un mix di architettura Indo-Saracena e Mughal Revival, caratterizzato dall’uso di pietra rosa di Jodhpur e pietra gialla locale di Gizri. 
Ci spostiamo sulla costa e più precisamente a Clifton Beach, bagnata dal Mar Arabico e cuore pulsante di Karachi. Qui si vivere la vera atmosfera vibrante della metropoli pakistana mentre i cammelli decorati sfilano lungo la riva e i venditori ambulanti camminano lenti tra i passanti, qualcuno fa il bagno (molto pochi e molto vestiti).

Giorno 3
Karachi

La mattina del secondo giorno a Karachi, visitiamo la Masjid-e-Tooba, nota localmente come Gol Masjid (Moschea Rotonda), un capolavoro architettonico famoso per essere una delle più grandi moschee a cupola singola al mondo. Costruita interamente in marmo bianco nel 1969, la cupola centrale di 72 metri di diametro poggia senza colonne, creando uno spazio interno vasto e acusticamente unico. Ha un solo minareto alto 70 metri. 
In secondo luogo entriamo nel Mausoleo Mazar-e-Quaid (50 Rp |🕔10-17), il monumento nazionale e luogo di riposo finale di Muhammad Ali Jinnah, fondatore del Pakistan, costruito in marmo bianco e circondato da giardini e un parco che ospita anche le tombe di Fatima Jinnah e Liaquat Ali Khan. Con una piccola mancia vi fanno anche entrare a vedere la tomba.

Interessante il Museo Nazionale (300 Rp |🕔10-17) che visitiamo velocemente per far spazio agli immancabili mercati, come il Bohri Bazar e il vicino Empress Market in stile vittoriano. Tra le strade di Karachi e i mercati è impossibile non notare, carri trainati da asini, motorette che passano in ogni dove (anche contromano), bus colorati, spezie, datteri, frutta, sporcizia, immondizia e tanto altro ancora.
Dopo una veloce visita alla Cattedrale di St. Patrick, dove siamo fortunati a vedere una cerimonia locale, ci spostiamo nel Dobhi ghat, un quartiere dove ancora oggi (anche se in netta minoranza) ci sono i lavandai, ovvero persone che lavano e stendono ad asciugare i panni lungo le rive del fiume.

Giorno 4
Karachi > Thatta > Hyderabad

Lasciamo Karachi e salutiamo anche il mare, da ora in poi ci si spinge sempre più nell’entroterra. Non lontano dalla città, tappa obbligatoria alle magnifiche Tombe di Chaukhandi, un antico cimitero islamico con tombe in arenaria gialla del XV-XVIII secolo e caratterizzate da complesse sculture, rilievi geometrici e motivi floreali, distinguendosi per la forma a piramide a gradoni. Le incisioni rappresentano scene di cavalieri per gli uomini e gioielli per le donne. È una combinazione unica di influenze islamiche, hindù e tradizioni locali, spesso con una sporgenza a forma di turbante all’estremità delle tombe maschili. Una delle caratteristiche più sorprendenti è l’orientamento delle tombe, che sono sepolte da nord a sud. Questo è altamente insolito per il periodo e la regione, in quanto le sepolturale sono sempre rivolte verso la Mecca.
Poco dopo, facciamo sosta al Forte di Bhambhore (1500 Rp) che è l’unica attrattiva del viaggio che non ci è piaciuta per niente ed è anche molto costosa per quello che offre.

Arrivati a Makli, visitiamo la bellissima Necropoli di Makli, uno dei siti funerari più vasti e impressionanti al mondo, estendendosi su un’area di circa 10 chilometri quadrati. Le tombe più importanti sono costruite in mattoni rossi, mentre l’elemento distintivo è l’uso di piastrelle smaltate di colore blu e turchese, inserite nei giunti dei mattoni e che in origine ricoprivano le cupola in stile persiano. Questa “città dei morti” ospita tra le 500.000 e un milione di tombe costruite nell’arco di quattro secoli, tra il XIV e il XVIII secolo. Il sito funge da straordinaria testimonianza della civiltà del Sindh, conservando i resti di re, regine, governatori, santi sufi, studiosi e filosofi.

A pochissima distanza da Makli, c’è la città di Thatta, che ospita un paio di moschee molto belle, la Dabgir Masjid e soprattutto la Shah Jahan Masjid costruita tra il 1644 e il 1647 per ordine dell’imperatore Moghul (lo stesso che costruì il Taj Mahal). E’ un capolavoro architettonico noto per le sue 93 cupole e gli elaborati mosaici in piastrelle blu e bianche, possiede inoltre, eccezionali proprietà acustiche e un’architettura influenzata dallo stile timuride.
Prima di raggiungere Hyderabad, facciamo una rapida sosta al Lago Keenjhar, artificiale, dove alcuni pakistani fanno il bagno, prendono l’acqua e lavano i loro mezzi.

Giorno 5
Hyderabad > Sehwan Sharif

Ad Hyderabad non c’è niente da vedere, per cui ci abbiamo solo dormito per spezzare il viaggio. Proseguendo il nostro tour, non lontano dalla città, non si può perdere il Santuario di Shah Abdul Latif Bhittai, un importante complesso sufi costruito nel 1772 dedicato al celebre poeta e mistico sindhi. Caratterizzato da piastrelle smaltate blu-bianche e cupole imponenti, è uno dei santuari più venerati del Sindh, che attira fino a 500.000 visitatori. E’ noto per le esecuzioni Shah Jo Raag, la tradizione musicale sacra sufi basata sulla poesia mistica di Shah Abdul Latif Bhittai, il più grande poeta sufi del Pakistan. Non è solo musica, ma un vero e proprio percorso spirituale codificato nel XVIII secolo per cantare i versi della sua opera principale, lo Shah Jo Risalo. Il canto è accompagnato dal Tamboor, uno strumento a corda che ipnotizza, il quale non serve solo da sfondo, ma viene suonato con un ritmo percussivo specifico. Le esecuzioni sono corali, antifonali e spesso in falsetto, con un solista che guida e un gruppo che risponde. Le loro performance sono commoventi! Le fanno spesso di sera, ma noi siamo stati fortunati perché le stavano eseguendo anche durante il giorno. 

A metà strada dalla città di Sehwan Sharif, visitiamo il Forte Ranikot, noto come la “Grande Muraglia del Sindh”, una colossale fortezza considerata tra i forti più grandi al mondo con una circonferenza di circa 32 km. Edificato probabilmente a inizio XIX secolo dai Talpur, presenta imponenti mura in pietra calcarea che corrono sulle colline. 
Nel pomeriggio giungiamo a Sehwan Sharif, dove pernotteremo. Al santuario di Lal Shahbaz Qalandar, si svolge ogni sera la Qawwali, una vibrante espressione di devozione sufi (da non perdere!). Sono canti, accompagnati da tamburi e ritmi incalzanti durante il Dhamaal (danza spirituale) quotidiano, che celebrano il santo del XIII secolo, attirando fedeli musulmani e indù, uniti nella venerazione. Le Qawwali quindi, non sono solo ascoltate, ma vissute attraverso una danza meditativa dove i partecipanti entrano in uno stato di trance ritmico (masti) e coscienza superiore, dove il corpo e l’anima si concentrano esclusivamente sul divino. Sia uomini che donne (in ambienti separati) sollevano le mani al cielo puntando l’indice e muovendo il corpo in modo frenetico a ritmo di musica. Mai visto nulla del genere nel mondo islamico!

Giorno 6
Sehwan Sharif > Sukkur

A 150 km da Sehwan, è ubicato Mohenjo-daro (3000 Rp |🕔9-19), una delle più grandi e antiche città della civiltà della valle dell’Indo: 2500-1700 a.C.!!! Celebre per la sua avanzata urbanistica pianificata con strade a scacchiera, mattoni cotti, sistema fognario e il noto “Grande Bagno”. Dichiarata Patrimonio UNESCO, Mohenjo-daro è considerata una delle prime città pianificate al mondo, con un elevato standard di igiene pubblica, inclusi bagni privati e un sistema di drenaggio delle acque reflue unico per la sua epoca. Oltre alle strutture pubbliche, molte case avevano anche pozzi privati, per un totale di circa 700 in tutta la città. 

Arrivati a Sukkur, abbiamo tempo per visitare il Masoom Shah jo Minaro (90 Rp |🕔8-17), un minareto storico ed iconico di Sukkur costruito intorno al 1607 da Mir Masoom Shah Bakhri, un influente governatore e poeta vissuto durante l’era dell’imperatore Moghul Akbar. La torre conica è alta circa 31 metri ed è costruita interamente in mattoni rossi bruciati. All’interno, una stretta scala a chiocciola di 84 gradini conduce alla cima. Originariamente si ritiene fosse utilizzato come torre di avvistamento per sorvegliare la città e il fiume Indo.

Giorno 7
Sukkur

In questa giornata rimaniamo in città per visitare Sadh Belo, un’isola sacra sul fiume Indo, rinomata come uno dei più grandi e importanti complessi di templi indù del paese. Il tempio Sadhu Bela Mandir infatti, fu fondato nel 1823 da Baba Bankhandi ed è un luogo di pellegrinaggio che unisce templi, giardini e residenze per monaci, simbolo di spiritualità e architettura unica nel Sud-Est asiatico.

Successivamente raggiungiamo la Sat Behan Asthan, ovvero la Tomba delle Sette Sorelle, un sito storico bellissimo e mistico situato sulla riva del fiume Indo, costruito alla fine del XVI secolo. La Leggenda narra di sette sorelle povere ma di una bellezza straordinaria, tanto che la loro fama giunse alle orecchie del re che le pretese per il suo harem. Per proteggere il proprio onore, le fanciulle pregarono di essere inghiottite dalla terra, la quale si aprì e le nascose per sempre, creando un santuario sacro che oggi è meta di pellegrinaggio.

Giorno 8
Sukkur > Uch Sharif > Bahawalpur

Prima di proseguire il viaggio, torniamo qualche chilometro a sud di Sukkur per fare tappa a due siti: il palazzo Faiz Mahal (nel quale percò non riusciamo ad entrare perché la famiglia che ci viveva non concedeva visite in quei giorni) e la fortezza Kot Diji (1500 Rp |🕔8-18) del XVIII secolo situato sulle colline del Rohri e famoso per le sue mura di arenaria, tre linee di difesa, bastioni strategici e la posizione dominante sul deserto del Thar.

Giungiamo ad Uch Sharif, un’antica e storica città del Punjab pakistano, fondata da Alessandro Magno nel 325 a. C. e nota come la “Città dei Santi” per i suoi numerosi santuari sufi del XIII-XV secolo. E’ inoltre, uno dei luoghi più belli del viaggio! Per prima cosa visitiamo il Santuario di Syed Jalaluddin Surkh-Posh Bukhari, uno dei siti spirituali e storici più importanti della regione, dedicato a un celebre santo sufi del XIII secolo arrivato da Bukhara per diffondere l’Islam. A differenza delle tipiche cupole della zona, il mausoleo ha un tetto piatto sorretto da pilastri in legno finemente intagliati e maioliche blu.

Alle spalle di questo santuario, troviamo il celebre e spettacolare mausoleo di Bibi Jawindi, caratterizzato da una struttura ottagonale a tre livelli e pregiate decorazioni con scritture islamiche, legno intagliato e mosaici di maioliche bianche e blu brillante. Il livello di base è supportato da otto torri affusolate in ogni angolo. Fu costruito nel 1493 da un principe iraniano di nome Dilshad ed è considerato uno degli esempi più straordinari di architettura islamica medievale in Asia Centrale. Purtroppo nel 1817, durante una catastrofica inondazione del fiume Indo, circa metà della struttura crollò letteralmente, lasciando l’edificio sezionato. Molto bella anche la Tomba di Nauria (anche questa ancora in piedi per metà).

Giorno 9
Bahawalpur

In giro per Bahawalpur, visitamo i suoi bazar, la bianchissima Moschea Jamia Sadiq e il Noor Mahal (Palazzo della Luce) del XIX secolo in stile neoclassico italiano misto a influenze islamiche. Avremmo dovuto vedere anche il palazzo Darbar Mahal, ma per questioni militari non ci è stato concesso. 

Dirigendoci fuori città a sud-ovest di Bahawalpur, giungiamo a Sadiq Garh, uno dei palazzi più imponenti e storici del Pakistan, costruito nel 1882. Ha tre piani e si estende su un’area di circa 125 acri. È caratterizzato da cupole maestose, archi eleganti e ampie verande su tutti i lati. Includeva inoltre un arsenale, una fabbrica di armi, la prima centrale elettrica del Pakistan, un impianto idrico, una latteria e officine automobilistiche. All’interno del complesso del palazzo si trova una splendida moschea reale, costruita intorno al 1890 per ordine del Nawab in stile architettonico italiano.

Ancora più a sud, terminiamo le visite con il Forte di Derawar, il più grande e meglio conservato di una catena di forti che un tempo si estendeva fino in India, fu costruito per proteggere un’importante via commerciale. L’edificio attuale risale al 1733, quando fu conquistato dagli Abbasi dalla casa reale del Rajasthan di Jaisalmer. Le enormi mura del forte, alte fino a 30 metri, si estendono per circa 1,5 km, con la sua struttura quadrata punteggiata da 40 enormi contrafforti. La moschea in marmo bianco accanto al forte è una copia della Moti Masjid di Delhi.

Giorno 10
Bahawalpur > Multan

Arriviamo in mattinata a Multan, una città ricca di mausolei, meno affascinanti di Uch Sharif, ma comunque degni di nota! I principali sono Rukn-e-Alam, Baha-ud-Din Zakaria e Shah Shamsuddin Sabzwari.
La Tomba di Hazrat Shah Rukn-e-Alam ottagonale del XIV secolo, ha una imponente cupola bianca e le decorazioni in mattoni rossi e piastrelle blu. Un esempio supremo di architettura Tughluq. La Tomba di Baha-ud-Din Zakaria invece, risale al XIII secolo ed è dedicata al fondatore dell’ordine Suhrawardiyya. È caratterizzata da una struttura quadrata sormontata da una cupola ottagonale e da raffinati lavori di maiolica. La Tomba di Shah Shamsuddin Sabzwari ha una cupola verde e mattoni rossi.

Giorno 11
Multan

Anche Multan è nota per essere la “Città dei Santi” ed è una delle città più antiche del mondo, ricca di mausolei, vivaci bazar e moschee storiche. La città è famosa anche per le sue ceramiche blu; abbiamo avuto occasione di vedere un laboratorio dove ci hanno spiegato tutte le fasi di lavorazione. Da non perdere la Moschea Shahi Eid Gah, un gioiello dell’architettura tardo-Moghul e uno dei luoghi di preghiera più vasti e significativi della città.
In Pakistan gli islamici si suddiviso in sunniti (87%) e sciiti (13%), il che lo rende il secondo paese con più sciiti al mondo dopo l’Iran. Per questo motivo, ogni tanto si trovano anche luoghi religiosi sciiti, come ad esempio il santuario Sufi di Shah Yusuf Gardezi, situato nel cuore della città vecchia. Dedicato al santo che arrivò dall’Afghanistan nell’XI secolo, il complesso è celebre per la sua architettura distintiva che si discosta dai tipici mausolei a cupola del Punjab. Ha difatti il tetto piatto, piastre blu e gli interni di specchi. 
 

Giorno 12
Multan > Lahore

Da Multan, prima di arrivare a Lahore, facciamo una deviazione per visitare le rovine di Harappa (500 Rp |🕔9-16), un sito archeologico nei pressi della cittadina di Harappa da cui prende il nome. Era una delle più importanti città fortificate della civiltà della valle dell’Indo e della cosiddetta “cultura del cimitero H”.

Proseguendo verso Lahore, ci dirigiamo direttamente al confine Pakistan-India (Wagah Border), per assistere alla Cerimonia dell’Ammainabandiera! E’ un rito militare quotidiano che si svolge al tramonto al confine tra il Pakistan (Wagah) che l’India (Attari) dal 1959. Rappresenta sia la rivalità che la “cooperazione” tra le due nazioni, culminando nella chiusura dei cancelli di confine per la notte. I soldati (Rangers pakistani e Border Security Force indiana) eseguono una marcia sincronizzata con passi molto alti (la “marcia dell’oca”) e gesti vigorosi che simboleggiano forza e orgoglio nazionale. Gli spalti sono gremiti di spettatori che incitano i soldati con slogan patriottici e musica, creando un ambiente elettrizzante simile a quello di uno stadio sportivo. I soldati sono noti per la loro andatura marziale e divise appariscenti, inclusi copricapi con ventagli colorati. Al tramonto, le bandiere dei due paesi vengono abbassate simultaneamente con estrema precisione in modo che non si tocchino mai. Successivamente vengono ripiegate cerimoniosamente. La cerimonia si conclude con una breve e formale stretta di mano tra i comandanti dei due schieramenti, prima che i pesanti cancelli di ferro vengano chiusi fragorosamente. Purtroppo dal conflitto di maggio 2025 la cerimonia si svolge a cancelli chiusi e la stretta di mano formale non avviene.

~Separazione India-Pakistan~
La divisione tra India e Pakistan, nota come la Partizione dell’India, avvenne ufficialmente alla mezzanotte tra il 14 e il 15 agosto 1947. La spartizione fu stabilita dall’Impero britannico attraverso l’Indian Independence Act del 1947, che pose fine al dominio coloniale (British Raj) nel subcontinente. Il territorio fu diviso principalmente su base religiosa: l’India, formata come nazione a maggioranza induista; il Pakistan, creato come nazione per i musulmani, inizialmente composto da due parti geograficamente separate: il Pakistan occidentale (attuale Pakistan) e il Pakistan orientale (oggi Bangladesh). La partizione causò una delle più grandi migrazioni di massa della storia, con circa 12-15 milioni di persone che attraversarono i confini, e fu segnata da violenze che causarono tra i 200.000 e i 2 milioni di morti.

Giorno 13
Lahore

Spendiamo l’intera giornata a Lahore. Iniziamo con la Tomba di Jahangir (500 Rp |🕔9-19), il quarto degli imperatori Moghul dell’India che morì mentre tornava dal Kashmir nel 1627 d.C. Il suo corpo fu portato a Lahore e sepolto in un ampio giardino recintato, il Bagh-e-Dil Kusha a Shahdara, che si estendeva su 65 acri di terreno, a 5 km a nord-ovest di Lahore. La tomba fu costruita e completata dall’imperatore Shah Jahan al costo di 1 milione di rupie nel 1637 d.C. La tomba è un monumento di incomparabile bellezza e uno dei più raffinati ornamenti della storica Lahore, ed è considerata uno dei più magnifici edifici Moghul del subcontinente indo-pakistano dopo il Taj Mahal di Agra e la tomba di Humayun a Delhi.

Successivamente, visitiamo la Moschea Badshahi commissionata nel 1671 e completata dopo soli due anni di lavori! Questa imponente struttura si estende su un area di circa 26000 m.q. con un cortile interno che misura circa 160 metri per lato i suoi quattro minareti principali raggiungono un altezza di 53 metri sopra la linea del tetto mentre le tre cupole in marmo bianco hanno diametri differenti con quella centrale che è la più grande la moschea è rimasta la più vasta del mondo per oltre 300 anni fino al 1986 ed è stata inserita nella lista dei siti candidati al patrimonio dell umanità unesco nel 1993 per il suo valore storico e architettonico unico.

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A est della città, da non perdere, ci sono i Giardini Shalimar (500 Rp |🕔8-17), costruiti nel 1641-1642 dall’imperatore Moghul Shah Jahan. Sono un capolavoro dell’architettura paesaggistica persiana e islamica, dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Si estendono su 16 ettari con tre terrazze digradanti (Farah Bakhsh e Faiz Bakhsh), ospitando 414 fontane, eleganti padiglioni in arenaria rossa e cascate d’acqua. Celebri per il loro sofisticato sistema idrico a gravità, i giardini sono strutturati a tre livelli ed includono centinaia di fontane e vasche di marmo (haūz) che creano un ambiente fresco. Purtroppo l’acqua non c’era.

Infine, davvero molto interessante è il Forte di Lahore (500 Rp |🕔9-17), un maestoso complesso architettonico simbolo della potenza Moghul in Pakistan. Patrimonio dell’Umanità UNESCO, la struttura presenta imponenti mura in mattoni rossi che racchiudono magnifici palazzi, giardini curati, sale di udienza e la splendida Moschea delle Perle. Tra gli elementi più distintivi spiccano l’intricato Sheesh Mahal (Palazzo degli Specchi) e i caratteristici affreschi a piastrelle. Costruito e ampliato nel corso dei secoli da imperatori come Akbar e Shah Jahan, rappresenta una fusione di stili islamici e induisti.
Da non perdere l’affollato Anarkali Bazaar , le colorate moschee di Wazir Khan e Jamia Ganj Bakhsh, ed il Museo di Lahore (1000 Rp |🕔sab-gio 9-17), che custodice alcuni pezzi veramente belli.

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Giorno 14
Lahore > Taxila > Islamabad

Lasciata Lahore, ci spostiamo in direzione Islamabad, facendo prima alcune soste. Non lontano da Lahore infatti, c’è l’Hiran Minar (500 Rp |🕔8-20), ovvero la Torre del Cervo, uno straordinario complesso monumentale del XVII secolo. Commissionato dall’imperatore Moghul Jahangir intorno al 1606, fu costruito in memoria del suo amato cervo, “Mansraj”, simbolo dell’amore per la natura. Il sito include una torre alta 30 metri con 108 scalini, un serbatoio d’acqua e un padiglione ottagonale collegato da un ponte.

Arriviamo a Islamabad, facciamo il check-in, lasciamo i bagagli e usciamo nuovamente per visitare la vicina Taxila (500 Rp). Originarimente, questa antica città fu situata in posizione strategica su un ramo della Via della Seta che collegava la Cina alle regioni occidentali del mondo, raggiungendo il suo apice tra il I e ​​il V secolo d.C. Le rovine di Taxila rivelano il modello di sviluppo urbano della regione nell’arco di cinque secoli. Il tumulo preistorico di Saraikala rappresenta il più antico insediamento di Taxila, con tracce di presenza neolitica, dell’età del bronzo e dell’età del ferro. Il tumulo di Bhir è il più antico sito storico di Taxila e fu probabilmente fondato nel VI secolo a.C. dagli Achemenidi. Le sue mura in pietra, le fondamenta delle case e le strade tortuose rappresentano le prime forme di urbanizzazione della regione. Case, stupa e templi erano disposti secondo il sistema a griglia ellenistico e riflettono l’influenza classica greca sugli stili architettonici locali. 

Vicino all’antica Taxila, trociamo le rovine di Sirkap (500 Rp |🕔8-18), un insediamento che prende il nome da un personaggio malvagio delle leggende popolari, “Raja Rasalu e i sette demoni”, che vissero e governarono questa città. Poco più a nord, invece, c’è Jualian (500 Rp |🕔sab-gio 9-16.30) dove è ubicato un antico monastero buddista e università del II secolo d.C. È considerato uno dei siti archeologici più suggestivi della zona e fa parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Giorno 15
Islamabad > Peshawar

Di prima mattina, visitiamo la Shah Faisal Masjid, la moschea nazionale del Pakistan, nota per essere stata una delle più grandi al mondo e per il suo design moderno unico a forma di tenda beduina. Completata nel 1986, la struttura simboleggia l’Islam moderno. Ha quattro minareti alti 90 metri ispirati allo stile ottomano. Situata ai piedi delle colline di Margalla, offre una vista panoramica spettacolare sulla città.
Successivamente, lasciando per un giorno Islamabad, ci dirigiamo verso Peshawar, facendo una deviazione per visitare il monastero di Takht-i-Bahi (500 Rp |🕔9-19). E’ ubicato nella regione del Khyber Pakhtunkhwa e significa “Trono delle Origini” o “Trono della Primavera”, spesso associato a una fonte d’acqua situata vicino al sito. È un eccezionale monastero buddista del I secolo d.C., patrimonio UNESCO dal 1980. Noto per il suo stato di conservazione, include cortili di stupa, celle monastiche e templi in pietra, rappresentando uno dei siti più completi dell’antica civiltà Gandhara. Il panorama dal monastero è bellissimo!

Arrivati a Peshawar ci ritroviamo catapultati in un altro mondo! Siamo alle porte dell’Afghanistan, nonché nel cuore della Via della Seta. La città è un affascinante mosaico di epoche e culture, ponendosi tra le città più antiche e storicamente stratificate dell’intera Asia meridionale. Situata ai piedi del leggendario Passo Khyber, la sua posizione geografica l’ha resa per millenni un nodo vitale lungo la Via della Seta, trasformandola in un punto di incontro inevitabile tra le carovane provenienti dall’Asia centrale e le pianure del subcontinente indiano. Passeggiando per le sue strade, si percepisce ancora l’eco degli imperi che l’hanno dominata, dai Kushan ai Moghul fino ai Sikh, ognuno dei quali ha lasciato un’impronta indelebile nel tessuto urbano e nell’architettura cittadina. Il cuore pulsante di Peshawar risiede nel dedalo di vicoli della sua città vecchia, dove l’atmosfera sembra essersi fermata nel tempo tra i profumi di spezie e il fumo dei barbecue all’aperto.
Il celebre Qissa Khwani Bazaar, storicamente noto come il mercato dei cantastorie, rimane il simbolo di questa eredità orale e commerciale, circondato da capolavori architettonici come la maestosa Moschea di Mahabat Khan, con i suoi minareti bianchi che svettano sul caos ordinato dei mercati. Poco distante, le imponenti mura del Forte di Bala Hisar sorvegliano la metropoli dall’alto, mentre i palazzi finemente intagliati di Sethi Mohalla raccontano la ricchezza dei mercanti che un tempo dominavano i traffici regionali.
Oltre ai monumenti, l’anima di Peshawar risiede nell’indomita cultura dei Pashtun e nel loro leggendario codice di ospitalità, che accoglie il forestiero con una generosità profonda e rituale. La vita quotidiana è scandita dai ritmi lenti del tè verde sorseggiato nelle “chaikhana” e dai sapori decisi di una gastronomia che celebra la carne in ogni sua forma, con ricette tramandate da generazioni. Nonostante le sfide poste dalla sua posizione di frontiera, la città conserva un magnetismo unico, offrendo un’esperienza autentica e vibrante a chiunque cerchi di comprendere le radici più profonde della storia asiatica.

Giorno 16
Peshawar > Rawalpindi > Roma

Prima di lasciare Peshawar abbiamo il tempo per un’ultima visita in città. Entriamo nella Sethi House (500 Rp |🕔sab-gio 9-17), uno storico palazzo del XIX secolo, considerato un capolavoro dell’architettura dell’Asia Centrale. Costruita nel 1884 dal ricco commerciante Karim Bakhsh Sethi, la casa funge oggi da museo ed è l’edificio più celebre del quartiere storico di Sethi Mohallah. È famosa per i suoi intricati intagli nel legno, i soffitti dipinti e un sistema di ventilazione naturale unico che mantiene freschi gli ambienti sotterranei.

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Tornando verso Islamabad, facciamo una breve deviazione nella vicina Rawalpindi, dove il nostro autista ci porta nel punto dove decorano i mezzi di trasporto. In Pakistan noterete che il 90% dei bus, camion e trattori sono colorati e decorati! E’ una forma d’arte nota a livello internazionale, spesso definita Truck Art o, per via del loro caratteristico suono dovuto a catene e pendenti, Jingle Trucks. Sono caratterizzati da elaborati motivi floreali, calligrafici, dipinti dettagliati e colori vivaci. I decori spesso includono rappresentazioni di paesaggi, scene storiche, versi poetici o icone religiose, animali. Abbiamo avuto modo di vedere dove li riparano e decorano. Un’arte davvero bizzarra che rende dei semplici veicoli, un tripudio di colori e fantasie!

Shukria Pakistan!

Conclusioni

In due settimane abbiamo potuto godere del cuore pulsante del Pakistan: la vita lungo la valle dell’Indo, da Karachi, fino a Islamabad. Da non sottovalutare assolutamente le valli e le montagne del nord! Paesaggi stupendi e mozzafiato, natura incontaminata, le vette più alte del mondo. Per aggiungere un itinerario del genere servirebbe una settimana in più e soprattutto, essere un minimo esperti di montagna per affrontare i probabili e vari cambiamenti climatici. Tuttavia, una buona guida vi accompagnerà sempre e vi saprà consigliare.

È così che voglio salutare il Pakistan, con l’immagine di questo signore che ci ringrazia, senza che noi avessimo fatto niente, se non visitare a sua nazione… Una gentilezza sincera, spontanea, non impostata. Ho fortemente scelto questo viaggio, perché sapevo di molte bellezze artistiche e naturali che custodisce, ma ciò che non sapevo è la sua gente, l’anima e il cuore pulsante di questo paese, così accogliente e calma, anche nei momenti più tesi. Abbiamo visto posti bellissimi, camminato nei mercati polverosi, assistito a scene incredibili. Due settimane di viaggio da Karachi a Islamabad, risalendo la valle dell’Indo, sfiorando i confini indiano e afghano, mescolando lingue, etnie e costumi. Avremo contato una decina di occidentali in tutto, il che vuol dire che eravamo praticamente “soli” in mezzo a 260 milioni di persone. Nonostante le svariate difficoltà, il Pakistan merita tanto e spero diventi sempre più sicuro per essere ammirato in tutta la sua autenticità. Ringrazio io te Pakistan! Indimenticabile!


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