🇨🇱 Cile e 🗿 Isola di Pasqua

Il Cile, un lembo di terra lungo ben 4.300 km e largo appena 200, un luogo carico di meraviglie e patrimoni UNESCO indiscussi. In questo gran bel viaggio fai-da-te, abbiamo passeggiato per le strade colorate di Valparaiso e dell’isola di Chiloé, siamo stati abbagliati dalla bellezza e ampiezza del Deserto di Atacama, il più arido al mondo, dal cielo stellato e dalla forza della sua natura. Infine, siamo rimasti increduli dinnanzi all’imponenza e alla magnificenza dei moai, dalla storia e dalla civiltà evoluta dei Rapa Nui… Il motivo principale di questo viaggio è stata proprio lei, l’Isola di Pasqua… pazzesca! Un sogno così lontano, ma che ho finalmente realizzato! 

SCHEDA DI VIAGGIO
Giorni 20 giorni 28/12/2025 – 16/01/2026
Costo 2.620 € Inclusi: volo, mezzi, musei, hotel, cibo, assicurazione
Persone 2 viaggiatori
Compagnia Delta Latam Chile
Valuta Peso cileno 1€ = 1030 CLP ($)
Lingua Spagnolo
Religioni 85% cristiani 8% non credenti 4% altro
Fuso orario -6 ore (con ora legale) -4 ore (con ora solare)
Visto NO. Compilare dichiarazione giurata prima di entrare in Cile: sag.gob.cl
Elettricità 220V Tipi di prese: C, L (senza adattatore)
Internet Se si va sull’isola di Pasqua conviene comprare una tra queste compagnie telefoniche: Entel, Movistar o Wom. Poiché tutte le altre, come la Claro, non funzionano. Le SIMcard (chip) si trovano per strada nei chioschetti ambulanti e non nei negozi ufficiali!

Prima di partire:

  • Ricordarsi di compilare la dichiarazione giurata (SAG) prima di mettere piede in Cile. Questo modulo si può compilare online direttamente dal sito (sag.gob.cl) e mostrare il QR-code alla dogana. Si può compilare nelle 48 ore precedenti l’entrata nel paese.
  • La polizia ai controlli rilascia un folgietto PDI da non perdere assolutamente perché potrebbe essere richiesto durante il soggiorno (a noi è successo più volte) nelle strutture ricettive, per usufruire di un tour privato o dall’agenzia di autonoleggio, ecc. Tale fogliettino verrà inoltre riconsegnato quando si lascia il Cile.
  • E’ fondamentale organizzare al meglio e con un certo anticipo gli spostamenti interni perché le distanze in Cile sono considerevoli (noi abbiamo preso ben 6 voli a/r, 1 bus e un’auto a noleggio).
  • Per l’Isola di Pasqua è necessario pagare l’ingresso al parco prima di iniziare le visite. Inoltre, per il 90% delle visite adesso è obbligatoria la guida. Ne parlo meglio sotto nella sezione dedicata.
  • Anche il Deserto di Atacama da qualche tempo prevedere tour organizzati per visitare i vari posti, quindi è necessario scegliere quali tour fare in base al tempo a disposizione.
  • Il Cile è considerato uno dei paesi più sicuri del Sud America. Le uniche città meno sicure (parliamo di scippi, furti e borseggi) sono Santiago e Valparaiso, ma basta adottare le precauzioni standard per stare tranquilli.
  • Ho trovato molto utile questo sito per scoprire i monumenti più importanti del Cile: monumentos.gob.cl.

Costi: Il Cile è uno degli stati più “avanzati” del Sud America, quindi alcune cose sono più costose che negli altri stati latini, ma senza esagerare. Ad esempio, mangiare ai ristoranti è diventato abbastanza costoso negli ultimi anni, anche qui ci sono stati alcuni aumenti. Però è possibile risparmiare se preferite il pranzo alla cena come pasto principale. Questo perché in Cile all’ora di pranzo e fino alle 16 circa, i vari ristoranti offrono quella che chiamano la “colacion”, ovvero un pranzo a menu fisso dedicato ai lavoratori in pausa pranzo, ma che possono usufruire tutti i clienti. Essendo un menu fisso viene a costare meno anche se le porzioni sono considerevoli.
Invece, per gli alberghi abbiamo speso una media di 15€ a persona al giorno per una camera doppia. I trasporti non costano molto, idem i voli interni (preferibili ai bus in quanto le distanze sono considerevoli) ed inoltre funziona molto bene Uber. Per i tour organizzati trovate vari prezzi per il Deserto di Atacama, invece, storia a parte è l’Isola di Pasqua dove l’ingresso costa 90€ a persona e i tour guidati obbligatori vanno dalle 40 alle 70 euro…
Di seguito un riepilogo costi a persona:

Riepilogo costi
Voli intercontinentali 750 €
Voli cileni 551 €
Alberghi 284 €
Assicurazione 38 €
Autonoleggio + Benzina 82 € + 50 €
Ingressi 434 €
Bus + Taxi 76 € + 20 €
Alimenti + SimCard 325 € + 10 €
TOTALE 2.620 €

Trasporti
Essendo un paese esteso per lo più in lunghezza, le varie città sono distanti. Non esiste una buona rete ferroviaria che colleghi Santiago alle città più vicine, ragion per cui ci si affida spesso ai voli interni che non costano tantissimo e fanno risparmiare notevolmente tempo. Difatti, abbiamo preso in tutto 6 aerei interni per raggiungere il sud ed il nord del paese, più l’Isola di Pasqua. Tra le città più vicine invece si possono prendere i bus che sono frequenti ed esistono varie compagnie. Di seguito un dettaglio sui mezzi presi:
Santiago:
Dall’aeroporto di Santiago per andare in centro e viceversa abbiamo sempre preso il bus della azienda Centropuerto. E’ possibile acquistare i biglietti direttamente dal gabbiotto del terminal domestico dove partono i bus (molto vicino al terminal internazionale). Costano 3.900 pesos cileni se si prende andata e ritorno.
La metropolitana è molto efficiente e il prezzo varia a seconda dell’orario se peak o off-peak (700/800 pesos a tratta). Si acquista la Tarjeta Bip! da caricare e usare per ogni corsa. E’ personale, quindi non potrete smezzarla con qualcun altro.
Bus extra urbani:
Abbiamo preso due bus extra urbani. Uno per la tratta Santiago > Valparaiso con la compagnia Turbus: andata 8.700 $ e ritorno 6.200 $ (il prezzo varia a seconda del piano e del posto a sedere) e l’altro per la lunga tratta solo andata Iquique > Antofagasta (25.000 $) con la compagnia Cikbus
Uber e Taxi:
Come spesso accade, in viaggio preferisco Uber ai taxi. Oltre che a costare meno dei taxi (ove è possibile, non in Italia ad esempio), i prezzi son chiari, feedback del conducente e tracciabili. Oltre ad Uber, Cile si usa anche DiDi che funziona alla stessa maniera.

Cibo: I piatti che abbiamo provato in Cile sono un po’ simili tra loro: riso, patate, pollo, avocado e frutta sono quasi sempre presenti. Le porzioni per fortuna sono abbondanti, quindi ci si sazia facilmente o si può dividere le portate principali. Di seguito alcuni dei piatti provati:
Lomo a la Pobre: un piatto unico a base di carne di manzo, riso bianco, patatine fritte, cipolla saltata e due uova fritte al centro. una bomba!
Chorillana: simile al lomo a la pobre, ma con la carne di manzo fatta a straccetti e con l’aggiunta di wurstel a pezzi.
Mechada: è un arrosto di manzo tenero e sfilacciato accompagnato da riso o purè di patate.
Palta a la reina: avocado ripieno
Empanadas: famosi calzoni al forno ripieni di vario condimento. Quelle tipiche cilene sono la Del Pino e Napolitana.
Pastel de Choclo: sformato cileno al forno, composto da una base di carne macinata e una copertura cremosa di mais fresco (choclo) frullato. E’ spesso arricchito con pollo, uova sode, olive e uvetta.
Salchipapa: una porzione di patatine fritte con wustel a pezzi.
Chacarero: panino con carne di manzo a fette, fagiolini verdi, pomodoro e ají verde.
Completo: hot dog cileno (consiglio l'”italiano” con avogado, maionese e pomodorini)
Asan: hod dog con la carne a fette
Manjar: moldi dolci in Cile sono fatti con questa crema simile al dulce de leche o a una crema spalmabile al mou, ottenuto cuocendo latte e zucchero.

Clima: Essendo andati nel periodo di Capodanno, in Cile era estate, mentre l’inverno cade durante la “nostra” estate. Tuttavia, il clima varia in base alla latitudine, oltre che alla altitudine (per via delle Ande ovviamente). Al nord, nel Deserto di Atacama è caldo secco e non piove praticamente mai tutto l’anno! Ma attenzione al mattino presto perché è freddo secco fino all’alba. Santiago è ventilata, ma piove spesso. Al sud, da Puerto Montt in giù, il clima è di montagna: fresco in estate e piovoso, freddo con neve in inverno. La costa invece è soggetta alla Corrente di Humboldt, una corrente marina fredda che influenza notevolmente il clima raffreddando le acque e le coste; quindi le temperature sono più miti con le estati meno calde e nebbie moltso spesso persistenti. Insomma, bisogna vestirsi a strati in estate e coprirsi bene in inverno.

Itinerario: Abbiamo suddiviso il viaggio in 4 macro zone, facendo base a Santiago del Cile: 1) Santiago e Valparaiso, 2) il sud con Chiloé e Puerto Varas, 3) Isola di Pasqua e 4) Iquique e Deserto di Atacama.
Nella seguente mappa che ho realizzato trovate tutte le tappe con i luoghi visitati (in verde), gli alloggi (in giallo), i mezzi (in blu) e i ristoranti dove abbiamo mangiato (in arancio).

PROGRAMMA
Giorno Tratta Mezzi Alloggio Voto
1-2 Roma > Atlanta > Santiago voli Hotel Angamos 3,5/5
3 Santiago del Cile a piedi
4 Santiago > Puerto Montt > Puerto Varas volo + taxi Hospedaje Puerto Varas 4/5
5 Puerto Varas > Isola di Chiloé > Puerto Varas bus
6 Puerto Montt > Santiago volo La Casa Roja 4,5/5
7 Santiago > Valparaiso bus Meraki Hostel 3,5/5
8 Valparaiso > Santiago bus La Casa Roja
9-10-11 Santiago > Hanga Roa (Isola di Pasqua) volo + bus Hostal Vai Here 3,5/5
12 Hanga Roa > Santiago volo La Casa Roja
13 Santiago > Iquique volo Iquique Sun 5/5
14 Iquique > Humberstone > Iquique bus
15 Iquique > Antofagasta bus Ibis Style 3/5 
16-17-18 Antofagasta > San Pedro de Atacama auto Hostal Apanantor 4/5 
19 San Pedro > Antofagasta > Santiago auto + volo La Casa Roja – 
20 Santiago > Atlanta > Roma voli /5 

Giorni 1-2
Roma > Santiago

Dopo una prima giornata in viaggio, atterriamo al mattino a Santiago del Cile. Anche se siamo stanchi dei lunghi voli, abbiamo tutto il giorno a disposizione per fare un giro della città.
Non lontano dall’albergo troviamo subito il Cerro Santa Lucia, dal quale si può assistere ad un primo belvedere sulla città. Come prima visita invece, ci avviciniamo al palazzo presidenziale de La Moneda dove l’11 settembre 1973 morí Salvador Allende durante il colpo di stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet. La versione ufficiale sostenuta dalla dittatura fu il suicidio con un fucile durante l’assalto al palazzo presidenziale, sebbene circostanze e alternative (come l’omicidio o il suicidio assistito) siano state oggetto di dibattito e indagini nel tempo, con diverse conclusioni ufficiali.

Vicino al Palacio de la Moneda c’è la movimentata Plaza de Armas. Da non perdere il suggestivo angolo tra la Cattedrale Metropolitana e il Palazzo delle Poste. Proseguendo verso nord, lungo una delle vie pedonali, si giunge al Mercado Central. Qui vicino, ad Emporio Zunino per la precisione, fanno le migliori empanadas che abbia mangiato in questo viaggio!
Come ultime visite, entriamo prima nel Centro Gabriela Mistral e dopo nella bellissima Biblioteca Nazionale (gratis|🕔lun-ven: 9:15-17:45, il sab 13:45|sito). Oltre agli interni favolosi che si possono ammirare al secondo piano, quest’anno nella biblioteca hanno celebrato l’80° anniversario del primo premio Nobel per la Letteratura cileno (1945): Gabriela Mistral.

Giorno 3
Santiago del Cile

Questo giorno lo dedichiamo interamente a Santiago del Cile, mentre il terzo giorno di visita lo faremo durante l’ultimo giorno di viaggio. Ci dirigiamo dunque verso nord-est e visitiamo la fondazione La Chascona (10.000$|🕔mar-dom 10-19|sito), ovvero la casa museo a forma di nave dove Pablo Neruda visse con la terza moglie tra il 1955 e il 1973 (ricordo che il poesta vinse il Nobel per la letteratura nel 1971).A due passi dalla casa di Pablo Neruda si può salire in funicolare al Cerro San Cristóbal (Funicolare + Teleferico solo andata 7.880$ |🕔10-18.45), da qui si può ammirare davvero tutta la capitale, comprese le Ande! Scendendo dall’altro lato con il teleferico, si vede bene dall’alto lo Sky Costanera (ingresso 20.000$) il grattacielo più alto del Sud America con i suoi 300 metri.
Spostandoci con la metro, raggiungiamo il Cementerio Generale de Santiago, (🕔8.30-18) una visita che consiglio di fare per più ragioni. È un cimitero monumentale con tombe molto belle, dove è sepolto Salvador Allende con la sua famiglia. Inoltre, c’è una sezione dedicata ai desaparecidos!

– Un po’ di storia sui “Desaparecidos” –
Durante la dittatura del generale Pinochet, iniziata con il violento golpe dell’11 settembre 1973, migliaia di cileni “scomparvero” nel nulla. Non erano solo numeri, ma padri, madri, studenti e operai, prelevati dalle loro case o dalle strade e mai più tornati. ​Il regime mise in atto un sistema metodico di repressione per eliminare il dissenso politico. Le vittime venivano portate in centri di detenzione clandestini (come Villa Grimaldi o lo Stadio Nazionale), torturate e infine fatte sparire. ​Molti corpi furono occultati nel Deserto di Atacama o gettati nell’Oceano Pacifico con i “voli della morte”, legati a pezzi di rotaia perché non tornassero mai a galla. Oggi si stima che le vittime totali della dittatura siano oltre 40.000, di cui circa 1.469 sono desaparecidos. Di questi, solo una minima parte è stata ritrovata e identificata.

Giorno 4
Santiago > Puerto Montt > Puerto Varas

Lasciamo Santiago del Cile per un paio di giorni per spostarci verso il sud del paese nella regione di Los Lagos. Non siamo arrivati fino alla Patagonia cilena, perché è una zona che visiteremo con un viaggio ad hoc.
Atterriamo dunque a Puerto Montt e con un Uber raggiungiamo Puerto Varas, una graziosa cittadina in stile tedesco con molte case colorate a graticcio. È bagnata dal Lago Lanquihue e si affaccia sull’imponente Vulcano Osorno, un vulcano attivo ed uno dei più iconici e fotografati del paese, grazie alla sua forma perfetta e alla sua posizione scenica. È alto 2.652 metri e la sua ultima eruzione risale al 1869.

– Perchè l’influenza tedesca in Cile? –
La presenza tedesca nel sud del Cile è un fenomeno storico che risale alla fine del XIX secolo. Nel 1848, il governo cileno invitò i tedeschi a colonizzare la regione di Valdivia, Osorno e Puerto Varas, con l’obiettivo di sviluppare l’agricoltura e l’allevamento nella zona. La colonizzazione tedesca nel sud del Cile fu favorita anche dalla somiglianza climatica e geografica tra la regione e la Germania settentrionale. I tedeschi si adattarono facilmente al clima umido e fresco della regione ed iniziarono a coltivare grano, patate e altri prodotti agricoli. Oggi molte città del sud del Cile hanno un carattere tedesco, con case a graticcio, chiese luterane e caffè all’aperto.

Giorno 5
Isola di Chiloé

Durante questa giornata, facciamo un day-tour privato con Aventour (35.000$ | 7.30-20.30) sull’Isola di Chiloé per visitare le varie cittadine caratteristiche, le chiese lignee patrimonio UNESCO e le case palafitte colorate. 
Partiti da Puerto Varas e attraversato lo stretto in traghetto, facciamo una sosta a Chacao, un piccolo villaggio di 450 abitanti con case coloniali in legno colorate e tetti spioventi. Piccolo ma carinissimo! 
Dopo una breve sosta ad Ancud, visitiamo la città di Dalcahue sviluppatasi a partire dal 1700 grazie ai Gesuiti. L’attrazione principale della città è la Chiesa Nuestra Señora de los Dolores (UNESCO), una struttura neogotica costruita nel 1903 sul sito della missione originale. A Chiloé ci sono altre 15 chiese in legno che oggi fanno parte del Patrimonio Culturale dell’Umanità.

Proseguendo lungo il tragitto, visitiamo la città principale dell’isola, Castro, nota per la sua architettura tradizionale caratterizzata da case in legno e palafitte, un simbolo dell’isola. Le case palafitte (palafitos) sono pittoresche e furono costruite con legni locali e dipinte con colori vivaci. Ogni palafita ha due facciate: una rivolta verso la strada e l’altra verso l’acqua. Furono originariamente costruite nel XIX secolo per i pescatori locali che ormeggiavano le loro barche in acqua prima di salire una scala di legno fino alla casa di famiglia.

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Giorni 6-7
Puerto Montt > Santiago > Valparaiso

Durante il sesto giorno, completiamo la visita di Puerto Varas e poi torniamo in aereo a Santiago. L’indomani invece, ci rechiamo al terminal dei bus Pajaritos per raggiugnere Valparaiso.
La città fu fondata nel 1543 e si estende su oltre 45 colline ripide, ognuna delle quali è un groviglio di strade tortuose fiancheggiate da strutture colorate tappezate di murales, edifici postcoloniali e musei del XIX secolo. È famosa per la sua atmosfera bohemien, ma anche per la nebbia persistente! È un sito patrimonio UNESCO e gran parte della sua ricca architettura è splendidamente conservata, sebbene negli ultimi anni è stata lasciata un po’ a se stessa facendole perdere parte del suo fascino.

Le strade sono così ripide che negli anni hanno costruito varie funicolari fino a diventarne il simbolo della città! Sono il modo più economico, semplice e divertente per spostarsi tra le colline residenziali della città e tra i quartieri portuali e finanziari della parte costiera. Le funicolari furono introdotte tra il 1883 e il 1912 e solo otto sono attualmente ancora in servizio. Le corse costano veramente pochi centesimi e vale la pena salirci per fare questa esperienza.
A Valparaíso inoltre, vi faceva dimora Pablo Neruda nella sua “La Sebastiana“, la casa estiva di 4 piani che si affaccia sulla baia della città. Attualmente è una casa-museo (10€|🕔mar-dom 10-18|sito). Non lontano dalla casa c’è anche il Museo a Cielo Abierto, gratis, dove incontrare varie opere di street art. 

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ISOLA di PASQUA

Per visitare l’Isola di Pasqua è necessario innanzitutto comprare il biglietto d’ingresso al Parco Nazionale dal sito ufficiale. Costa 95.000$, dà accesso ai 12 siti designati all’interno dell’isola e non è rimborsabile. L’ingresso a Orongo e Rano Raraku è consentito una sola volta. Il biglietto è valido per 10 giorni consecutivi a partire dalla data di ingresso al primo sito archeologico. 
Non basta acquistare il biglietto di ingresso a Rapa Nui per visitare i moai, questo perché, da qualche anno, il 90% dei siti dell’isola necessitano di una guida locale obbligatoria. Gli unici moai che si possono vedere in autonomia sono quelli vicini ad Hanga Roa: Ahu Vai Ure, Ahu Tahai, Ahu Ko Te Riku, Ahu Hanga Kioe, Ahu Hotake e Ahu Tautira. Un altro posto che si può visitare in autonomia è la spiaggia di Anakena (la spiaggia) ed il vultano Rano Kau (solo il cratere), ma i pezzi forti come Ahu Tongariki, Rano Raraku, Ahu Akivi, ecc, sono tutti con guida obbligatoria. I tour guidati sono acquistabili tramite gli hotel dove si alloggia o tramite le agenzie locali od online (es. GetYourGuide, Nomades, ecc.).

Giorni 8-9
Valparaiso > Santiago > Hanga Roa

Lasciata Valparaiso, prendiamo il bus per tornare e dormire a Santiago. Il mattino seguente invece è un grande giorno: si parte per Rapa Nui, proprio lei… l’Isola di Pasqua!!! Un sogno che si avvera!
Atterriamo intorno alle 15.00 ad Hanga Roa, l’unica città dell’isola. E’ così piccola che, se si alloggia in centro, è possibile raggiungere l’albergo a piedi dall’aeroporto. Una volta fatto il check-in, compriamo online il biglietto d’ingresso che utilizzeremo dal giorno dopo. 

Non perdiamo altro tempo e facciamo un primo giro esplorativo di Hanga Roa per poi dirigerci verso i nostri primi moai (Ahu Hotake e Ahu Tautira) che sono collocati praticamente lungo la via principale della città che costeggia il mare. Continuando a camminare sul lungomare verso nord, si incontrano gli altri Ahu a libero accesso: Ahu Vai Ure, Ahu Tahai, Ahu Ko Te Riku, tutti molto vicini tra loro! L’ultimo ancora più a nord è l’Ahu Hanga Kioe.
Ahu Ko Te Riku è l’unica piattaforma cerimoniale dell’Isola di Pasqua dove è possibile ammirare un moai completo. Difatti, è l’unico moai di Rapa Nui che presenta, oltre al Pukao (il caratteristico copricapo cilindrico di colore rosso scolpito in roccia vulcanica), anche gli occhi, fatti di corallo bianco e pupille di ossidiana!
Ahu Vai Ure invece, è un Ahu di 5 moai un po’ danneggiati e, assieme ad Ahu Tahai ed Ahu Ko Te Riku, si affacciano sull’oceano e danno sul tramonto. Difatti, sulla collina limitrofa aspettiamo il crepuscolo in uno scenario davvero notevole!

Giorno 10
Rapa Nui

Per questa giornata avevamo comprato dal sito GetYourGuide il tour guidato sulla cultura Rapa Nui (69€ a persona). Il giro, molto bello, comprendeva in ordine, le seguenti visite:

  • Ahu Akahanga: una piattaforma cerimoniale che, prima della guerra civile, aveva ben 13 moai in piedi. Sull’ahu ora si trovano i moai caduti e i loro pukao (acconciature), proprio come erano stati abbattuti nel XIX° secolo. Nei pressi di questi moai, c’è anche la ricostruzione di un villaggio tipico con capanne, recinti di pietra dove coltivavano la frutta e allevavano il pollame.
  • Ahu Tongariki è forse il posto più emozionante dell’Isola di Pasqua! Qui ci sono ben 15 moai enormi allineati su una lunga piattaforma cerimoniale di 220 metri! Il moai più alto raggiunge circa 9 metri e pesa 86 tonnellate! Furono rovesciati durante le guerre civili del XIX° secolo e subirono ulteriori danni nel 1960 quando un terremoto di magnitudine 9,5 colpì la terraferma cilena, scatenando un enorme tsunami che successivamente colpì l’Isola di Pasqua. È stato solo nel 1996, un progetto di restauro quinquennale, che il sito archeologico è stato restituito alla sua gloria. I lavori di restauro sono costati 2 milioni di dollari, coperti dal governo del Giappone.
  • Rano Raraku è il cratere di un vulcano spento, famoso perché è stata la cava dalla quale i Rapa Nui estraevano e scolpivano i moai. Lungo le pendici del vulcano sono stati trovati centinaia di moai! La loro costruzione fu interrotta nel XVI° secolo, probabilmente a causa della scarsità di risorse e della pressione demografica sull’isola. A Rano Raraku si vedono solo le teste dei moai, perché sono stati scolpiti direttamente nella roccia vulcanica e, nel corso dei secoli, l’erosione del terreno, le frane e i sedimenti vulcanici si sono accumulati, seppellendo progressivamente i loro corpi lasciando visibili solo le teste, anche se in realtà hanno busti completi con incisioni decorative.
    Il moai più grande mai completato è Te Tokanga (il Gigante) che misura circa 21 metri di altezza e pesa oltre 270 tonnellate (un boing pesa “solo” 240 tonnellate)! 
  • Anakena: Davanti all’unica spiaggia bianca dell’isola, Anakena, si erge Ahu Nau Nau, ovvero la piattaforma con i moai meglio conservati di tutta Rapa Nui! Oltre a non essere mai caduti o buttati giù, queste statue hanno volti ben definiti e sono quasi tutte complete di pukao.

Tornati ad Hanga Roa, nel tardo pomeriggio decidiamo di assistere al Kari Kari (35.000$), ovvero il balletto culturale, nonché il più antico gruppo artistico di Rapa Nui, fondato nel 1996, che si impegna a conservare e mostrare la cultura, la danza e le melodie ancestrali Rapa Nui, esibendosi in spettacoli pieni di energia con canti, danze tradizionali come l’Hoko (guerriera) e il Sau-Sau (amore), e giochi di fili (Kai-Kai). Non è solo uno spettacolo turistico, ma una forte espressione dell’identità e dell’orgoglio del popolo Rapa Nui. Si tiene nel teatro di Hanga Roa e consiglio di vederlo perché merita molto, il biglietto è acquistabile anche online sul sito ufficiale.

Giorno 11
Rapa Nui

Come secondo day-tour sull’isola, preso sempre da GetYourGuide (59€ a persona), decidiamo di visitare la parte ovest che comprendeva:

  • Orongo / Rano Kau: Orongo è un antico villaggio cerimoniale e sito archeologico situato sul bordo del cratere vulcanico Rano Kau. Famoso per le sue 53 case in pietra restaurate e le incisioni rupestri del culto dell’Uomo Uccello (Tangata Manu), il sito offre viste spettacolari sull’oceano e sugli isolotti Motu Nui. Da Rano Kau partiva il concorso per eleggere l’Uomo-Uccello (ne parlo dopo).
  • Puna Pau, un piccolo “cantiere” dove venivano estratti e scolpiti i pukao, ovvero le acconciature che venivano collocate sulle teste dei moai. Una pietra un po’ più leggera e di colore bordeaux.
  • Ahu Vinapu: luogo in cui un tempo si è erroneamente ritenuta la prova dell’influenza sudamericana sull’Isola di Pasqua, in quanto l’incastro delle pietre assomigliano superficialmente ai siti del Perù, come Cusco.
  • Ana Te Pahu: il più esteso sistema di grotte vulcaniche (tunnel di lava) dell’Isola di Pasqua, noto anche come la “Grotta delle Banane”, veniva utilizzata anticamente come rifugio, abitazione e luogo di coltivazione grazie alla sua umidità naturale.
  • Ahu Akivi: una delle poche piattaforme ahu dove i moai rivolgono lo sguardo verso il mare. Sono sette moai, alti tutti sui 5 metri circa e pesano 18 tonnellate. Durante l’equinozio di primavera, le statue sono rivolte esattamente nel punto in cui tramonta il sole e danno le spalle all’alba durante l’equinozio d’autunno.
– Leggenda dell’Uomo-Uccello –
Verso il XVI secolo, la cultura di Rapa Nui, radicata nel culto degli antenati, è stata sostituita da un sistema di credenze conosciute come makemake, prende il nome dal dio del creatore. Uno dei costumi chiave della nuova setta è stato un concorso annuale tenuto per eleggere il Tangata Manu (l’uomo-uccello), che aveva una posizione di potere sull’isola. Ogni concorrente avrebbe sponsorizzato un rapa nui, un hopu, il cui compito era di scavalcare il pendio del vulcano Rano Kau, nuotare nelle acque infestate da squali fino all’isola di Motu Nui, e recupera l’uovo di un uccello che aveva lí nidificato. Lo sponsor del primo hopu che riusciva a tornare con l’uovo intero sarebbe diventato l’uomo-uccello di quell’anno.

Giorno 12
Hanga Roa > Santiago

L’ultima visita guidata che facciamo la prenotiamo con Nomades e scegliamo di fare l’alba a Tongariki (26.000$). A parte la levataccia e la tratta al buio, il viaggio ne vale davvero la pena! I colori che escono alle prime luci del giorno e i moai che ne fanno da sfondo, sono impagabili!

Dopo colazione c’è ancora qualche ora per fare un giro nuovamente per Hanga Roa e per un ultimo saluto ai suoi moai più vicini. Dopodiché lascio entusiasta l’isola che tanto avevo sognato per tornare sulla terra ferma e passare la notte a Santiago del Cile.

Giorno 13
Santiago > Iquique

E’ ora di salire su un altro volo e raggiugere le zone desertiche del nord del paese. Atterriamo all’aeroporto di Iquique, che è collocato a 38 km dalla città e dal quale prendiamo un Uber (20.000 $) per arrivare velocemente in centro. Iquique è una città dove non piove praticamente mai! La presenza di acqua è dovuta grazie alle nevi delle Ande che sciogliendosi, arrivano fino alla costa.

Avendo tutto il pomeriggio a disposizione, decidiamo di visitare l’attrazione più importante della città, la maestosa Duna El Dragon, la duna urbana più grande del mondo (220 metri). La sua origine risale a circa a 20.000 anni fa, a causa dell’azione dei venti costieri. Oggi fa da sfondo alla città costiera, e lo scenario che si presenta una volta saliti in cinema è stupendo e suggestivo, si può dire che è una duna più unica che rara! 
Dopo aver scalato la duna scendiamo dal pendio che porta in città e facciamo una lunga passeggiata per tutto il lungomare, fino ad arrivare alla spiaggia più gettonata di Iquique, Playa Cavancha. Essendo gennaio, per i cileni è estate e per molti sono proprio le ferie estive che coincidono anche con quelle natalizie e di Capodanno. La spiaggia è gremita di gente, ci sono ottimi servizi, c’è spazio per campi da beach volley, beach tennis, pista ciclabile, campi da calcio sulla sabbia, prati dove fare esercizi, palestre all’aperto, insomma davvero una bella atmosfera. Il mare invece non è il massimo.

Giorno 14
Humberstone > Iquique

Non lontano da Iquique c’è una una ex cittadina mineraria (ormai abbandonata) molto interessante che è diventata patrimonio UNESCO, parliamo della Città Fantasma di Humberstone. (8.000$|🕔9-19). E’ facilmente raggiungibile con il bus che parte dalla via Barros Arena vicino al Mercado Centenario di Iquique (l’ho segnato sulla mappa). Bigosna prendere il Bus Santa Angela per Humbertsone e costa 3.000$ per tratta e ci impiega circa 1 ora. Su questa pagina vengono spesso indicati gli orari di partenza. Avvisate il conducente che volete scendere ad Humberstone; la fermata si trova sulla strada principale non lontano dall’ingresso al sito. La fermata del ritorno è dall’altro lato della strada, fate cenno ai bus che passano frequentemente per prenotare la sosta.

Curiosità su Humberstone –
Il terreno di queste zone custodisce un elemento che ha fatto la fortuna del Cile tra il 1880 e il 1930. Si tratta del nitrato di sodio (conosciuto anche come salnitro del Cile). L’oro bianco, così è stato ribattezzato per il suo valore economico, serviva prima come base per la produzione di esplosivi e poi, in modo più redditizio, come fertilizzante esportato in tutto il mondo.
È stato proprio il salnitro del Cile a permettere una rapida crescita dell’agricoltura in America ed Europa, e per questo era diventato prezioso come l’oro. Nel 1910, il Cile produceva il 65% dei fertilizzanti azotati del mondo e l’industria del salnitro rappresentava l’80% delle esportazioni cilene. Al culmine della sua prosperità, circa il 21% della popolazione urbana del Paese viveva nelle città minerarie di quest’area.
Solo ad Hamberstone vivano 3.700 persone. Erano tutte persone giunte fin qui da Cile, Bolivia e Perù per cercare fortuna, spinti dalla promessa di grandi ricchezze.
Humberstone è stata abbandonata nel 1959. Durante la Prima Guerra Mondiale, in Germania, venne inventato un fertilizzante sintetico più economico del salnitro. E così, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso la domanda colò a picco. E con essa anche tutte le cittadine nate in seguito a questa corsa all’oro bianco, Humberstone compresa. Non c’era infatti ragione di rimanere a vivere qui con la produzione chiusa. Nel 1970 nel tentativo di proteggerli dai vandali, gli Stabilimenti Humberstone e Santa Laura sono stati dichiarati monumento nazionale dal governo cileno. Nel 2005 sono diventati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

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Tornati ad Iquique facciamo una sosta pranzo vicino al Mercado Centenario dove si mangia molto bene, dopo abbiamo tutto il pomeriggio per visitare il centro e infine passare le ultime ore di relax in spiaggia. Il centro di Iquique è una bella sorpresa data la sua architettura degna di nota. Conserva ancora molti edifici storici del XIX secolo, come il Teatro Municipale, Plaza Arturo Prat e Calle Baquedano, la strada pedonale con edifici in stile coloniale. È stata fondata nel XVI secolo e ha fatto parte del Vicereame del Perù fino alla fine del XIX secolo, quando è stata annessa al Cile. Il 21 maggio 1879 la città è stata teatro della Battaglia di Iquique, un importante scontro navale tra Cile e Perù durante la Guerra del Pacifico. Se vi spingete fino al Muelle Prat potrete essere fortunati e avvistare alcuni leoni marini che si crogiolano al sole sul molo.

Giorno 15
Iquique > Antofagasta

Per giungere ad Antofagasta, abbiamo preso un bus extra urbano che in media impiega 6 ore di tragitto. E’ una tratta lunga che fiancheggia tutta la costa, ma il bus era comodo con poltrone larghe ed inoltre si può ammirare il paesaggio circostante e scoprire quanto questa costa sia decisamente arida! Non c’è neanche un albero o un cespuglio, ogni tanto si incrocia un villaggio polveroso di pescatori, ma niente più. Arrivati intorno alle 15.00 ad Antofagasta, abbiamo il tempo di una visita. In realtà, non ha molto da offrire ed è sicuramente la meno interessante tra tutte quelle viste durante il viaggio. Anche qui, sul Muelle Historico, si possono vedere parecchi leoni marini che riposano o nuotano.

DESERTO di ATACAMA

La maggior parte delle attrazioni principali del Deserto di Atacama, in particolare quelle nei pressi di San Pedro, è a pagamento da diversi anni, con una tendenza all’aumento dei costi e alla privatizzazione degli accessi che si è consolidata nell’ultimo decennio. E’ molto importante tenere a mente che alcuni degli ingressi si possono pagare solamente on-line, quindi è bene controllare i posti disponibili con un certo anticipo per non rischiare il tutto esaurito. Altre attrazioni vanno pagate fisicamente e non accettano la carta di credito, quindi è meglio portare del contante sempre con se. Ogni attrazione è gestita da un privato differente, quindi non c’è un sito internet unico dove acquistare tutti i biglietti, ma ho trovato molto utile un sito dove sono elencate tutte le attrazioni, il loro costo e il link diretto al sito d’interesse per finalizzare l’acquisto: sanpedroatacama.com. Di seguito un riepilogo di cosa si può visitare:Se come noi avete un’auto a noleggio che non è una 4×4, allora vi consiglio di prendere qualche tour organizzato direttamente in loco per evitare punti sterrati o difficoltosi (es: il Geyser El Tatio). A San Pedro ci sono tantissime agenzie che propongono molti tour, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Se invece avete una 4×4, potete anche raggiungere le varie attrazioni da soli, vi basta aver comprato il biglietto (se online) o comprarlo al momento (se va comprato in loco).
Un’ulteriore modo di vivere l’Atacama, è senza auto a noleggio. In tal caso è preferibile atterrare nella vicina città di Calama e prendere un tour organizzato che vi prende dall’aeroporto e vi fa visitare le varie attrazioni della zona. Ovviamente i prezzi variano a seconda dei giorni e delle visite scelte.

Giorno 16
Antofagasta > San Pedro de Atacama

Dall’aeroporto di Antofagasta, noleggiamo una berlina, così da essere abbastanza autonomi nell’ultima parte del nostro viaggio: il Deserto di Atacama! Prendere l’auto ci ha consentito anche di fare qualche sosta interessante lungo il tragitto prima di arrivare a San Pedro de Atacama, dove vi abbiamo fatto base.
Prima di prendere la Panamericana Norte/Ruta 5 che ci porterà a San Pedro de Atacama, facciamo una deviazione a 75 km a sud da Antofagasta per vedere la Mano del Desierto. E’ una opera semplice, ma davvero imponente sia per grandezza che per dove è ubicata, in mezzo al nulla. 

Ripresa la Ruta 5, facciamo un’altra sosta per una visita alla Ex Oficina Salitrera y Campo de prisioneros Chacabuco (2.500$|🕔9-18). Fu costruita nel 1922 e ci abitavano 7.000 persone di cui 1700 lavoravano nell’officina. Fu abbandonata nel 1940, ma dopo divenne patrimonio nazionale. Dal 1973 al 1975 invece, fu utilizzato come campo di concentramento per prigionieri politici!

Tornando in strada, imbocchiamo la Ruta 25 e pochi chilometri dopo ci accorgiamo che sulla destra a una 30ina di metri dalla strada, c’è un posto davvero strano, che non riuscivamo a capire cosa fosse. Dopo poco, leggiamo il cartello stradale che cita “Cementerio de los Apestados“. Incuriositi, ci fermiamo per cercare qualcosa su internet in merito a questo luogo e scopriamo una storia impressionante! Il cimitero conta circa 3.000 tombe e nacque dall’esigenza di seppellire lontano dagli insediamenti i caduti delle epidemie che devastarono la regione dal 1903 al 1920, principalmente la peste bubbonica (trasmessa dalle pulci dei topi) e la febbre gialla. La fascia d’età più colpita fu quella dei bambini delle città minerarie dei nitrati. Le epidemie iniziarono con la peste bubbonica nel 1903 dal piroscafo SS Columbia che da San Francisco aveva fatto scalo a Callao in Perù, pesantemente infestata dai topi. Fu chiamata la “nave maledetta” perché ad ogni suo scalo i topi che trasportava e che si gettavano in mare, raggiungevano la riva e infestavano la città. Decidiamo quindi di spendere qualche minuto per camminare tra queste croci arrugginite che si perdono a vista d’occhio. Un cimitero davvero diverso dal comune, triste ed impressionante per la sua storia e per dove è ubicato in mezzo al deserto.

Dopo una breve sosta per un completo (hot dog cileno) a Sierra Gorda, un micro paesino polveroso del deserto, tiriamo dritto fino a San Pedro de Atacama. Una volta in città, ci sistemiamo e andiamo a vedere il panorama da un belvedere secondario che affaccia sulla Valle de la Luna (Altura 2.500 mt). L’ingresso a questa attrazione ce lo siamo risparmiato per due ragioni: la prima è che sì, è un bel canyon rossastro, ma niente di imperdibile, ce ne sono tanti nel monto simili o più belli e più grandi; la seconda è che c’è un punto panoramico secondario gratuito a pochi metri dall’ingresso principale ove è anche possibile parcheggiare, parlo del Mirador Likan- Antay. Molte persone si fermano qui anche per assistere al tramonto, cosa che abbiamo fatto nel giorno a seguire.

Giorno 17
Atacama

Abbiamo scelto di visitare privatamente la Laguna Cejar e la Laguna Piedra (15.000$ |🕔mer-lun: 9-13 | Altura 2.400 mt) che distano una 30ina di chilometri da San Pedro. Le visite, per chi va senza guida, sono possibili solo dalle 9 alle 13, invece il pomeriggio è dedicato a chi entra con agenzia. Per prenotarsi, è necessario scegliere uno slot di visita della durata di 1 ora direttamente dal sito: lagunacejar.com. Una volta parcheggiato all’ingresso delle lagune, si segue un percorso prestabilito e tracciato passando prima dalla Laguna Piedra fino ad arrivare alla Laguna Cejar sove è possibile bagnarsi. A fine visita ci si può lavare con acqua dolce (senza sapone) negli appositi spogliatoi (portatevi asciugamano e ciabate).
La Laguna Cejar è molto bella, presenta colori blu-turchesi, l’acqua è parecchio salata, il che permette di galleggiare facilmente come nel Mar Morto. Ci sono anche alcuni fenicotteri e le Ande ne fanno da sfondo, tutto molto suggestivo!

Tornati a San Pedro, il pomeriggio lo dedichiamo alla visita di San Pedro de Atacama, affascinante città polverosa nel mezzo del deserto circondata da meraviglie naturali! Da non perdere la piazza principale, la limitrofa e suggestiva Iglesia de San Pedro (🕔mar-sab: 10-13 e 15-20) e le stradine con gli edifici bianchi piene di agenzie, ristoranti e negozietti. In serata torniamo al belvedere Mirador Likan-Antay per aspettare il tramonto con vista Valle de la Luna!

Tramite una delle agenzie locali che avevamo individuato a San Pedro, avevamo prenotato il tour Astronotte (20.000$), per ammirare le stelle del cielo dell’Atacama! Ci hanno portati in un piccolo osservatorio lontani dalla città per avere meno inquinamento luminoso possibile. Qui si può osservare l’universo in tutta la sua straordinaria bellezza. Abbiamo visto la Via Lattea, la costellazione di Orione, Sirio, la costellazione del Toro, Giove e anche le due Galassie di Magellano (visibili solo dall’emisfero Australe)! A dirla tutta non è il luogo adatto al 100% dove vedere le stelle, perché comunque non si è ad una distanza considerevole da San Pedro, però l’effetto wow c’è stato poiché le stelle erano davvero tante. Per gli appassionati di astronomia bisognerebbe andare in pieno deserto senza nessuna luce per chilometri.

Giorno 18
Atacama

In questa giornata, facciamo visita in autonomia agli altopiani dell’Atacama, percorrendo circa 160 km a tratta, lungo la quale ci fermiamo più volte per le varie visite, raggiungendo i 4.300 mt di altitudine.
Lungo la “Ruta del Desierto” incontriamo tantissime vigogne (vicugna austral), molti vulcani e un cielo terso incredibile! Passiamo anche il punto “immaginario” del Tropico del Capricorno. Un rapido stop per fare un paio di foto al segnale è d’obbligo, sono pur sempre un Capricorno!
Qualche chilometro dopo si giunge nello sperduto paesino di Socaire, dove è obbligatorio fare il check-in per l’ingresso ai siti. E’ necessario essere già in possesso di una prenotazione (acquistabile su socairechile.cl: prezzo combinato Lagune + Piedras Rojas, 15.000$) e presentarsi quindi all’ufficio di controllo di Socaire (l’ho indicato nella mappa) un’ora prima dell’orario di visita confermato (es: prenotazione ore 8:30, check-in Socaire ore 7:30). In questo ufficio si riceve un biglietto che sarà l’unico documento che consente di accedere ai siti. L’orario di visita dovrà essere rispettato in base alla prenotazione acquistata.

Decidiamo di raggiungere prima il punto più lontano di visita, quindi Piedras Rojas (🕔9-13) nello splendido scenario del Salar de Aguas Calientes. Ci troviamo ad una altitudine di 3.950 mt s.l.m., un paesaggio surreale con formazioni rocciose rossastre ed acque cristalline, una destinazione iconica nel nord del Cile! Piedras Rojas abbaglia con le sue rocce vulcaniche color rame e le viste mozzafiato sulle lagune dei suggestivi altopiani dell’Atacama.

Terminata la visita, sulla via del ritorno facciamo il secondo stop più importante del giorno, le Lagune Miscanti y Miñiques (🕔9-13). Queste lagune sono un insieme di laghi d’alta quota nell’Altiplano Cileno, famose per i colori blu intenso delle loro acque, circondate da erba dorata e da uno spettacolare ambiente vulcanico; una vista davvero emozionante. Le due lagune fanno parte della Riserva Nazionale Los Flamencos ed ospitano una fauna andina come fenicotteri e vigogne e si trovano ad una altitudine di 4.200 mt s.l.m. L’omonimo vulcano Miñiques, alle spalle delle lagune è alto ben 5.910 metri. 

Giorno 19
Atacama > Antofagasta > Santiago

Ultimo giorno nel deserto di Atacama: sveglia alle 4.00 del mattino ed un’ora e trenta di sterrato, saliamo a 4.300 metri per arrivare in tempo per assistere l’alba al Geyser del Tatio (15.000$ |🕔6-16) e alle sue suggestive eruzioni. Fa freddo, ci sono -5 gradi quando arriviamo e -2 appena giunge l’alba. Bisogna coprirsi bene e a strati, così da toglierli man mano che l’aria si scalda. 
Per visitare il geyser, la strada è buona, ma non ottimale per una berlina come la nostra e, considerando che avremmo dovuto guidare anche di notte, abbiamo deciso di affidarci ad una agenzia locale, prenotando dal sito di Nomades e pagando 35.000 $ a testa. 
E’ preferibile recarsi così presto perché prima dell’alba avvengono le eruzioni più potenti. Non sono eruzioni enormi come possono essere quelle in Islanda, ma la bellezza di questo luogo è la anche la vista d’insieme, perché in tutta l’area ci sono più di 80 fumarole; inoltre, guardando da un punto panoramico si vede bene l’estenzione del paesaggio fumante e ci si rende conto che il paesaggio del Deserto di Atacama è incredibilmente vario!

La visita non termina qui, perché dopo la colazione (offerta dall’agenzia) con vista geyser, ti portano al belvedere del Rio Puatana, ad una piccola laguna con i fenicotteri e al piccolo villaggio del Pueblo Machuca, un popolo indigeno andino che vive nel Cile settentrionale, in Argentina e in Bolivia, noto per la sua cultura ancestrale di allevamento di lama e alpaca e le sue architetture in adobe. Molto carina difatti la Iglesia de Machuca.
Terminate le visite, torniamo a San Pedro, riprendiamo i bagagli e ci dirigiamo ad Antofagasta per lasciare l’auto e prendere l’aereo per tornare per l’ultima volta a Santiago del Cile.

Giorno 20
Santiago > Italia

Nell’ultimo giorno in Cile abbiamo tutto il tempo per tornare in centro a Santiago e terminare la visita con il maestoso Museo Cileno de Arte Precolombiana (12.000$|🕔10-18) che conserva pezzi veramente interessanti e capolavori dei vari popoli delle Americhe, comprese le etnie dei Mapuche e Rapa Nui. Con il museo ed un ultimo pasto cileno, il viaggio termina qui!

Gracias por todos Chile!

Conclusioni

Sapevo che l’Isola di Pasqua mi avrebbe emozionato, avevo alte aspettative e sono state tutte confermate! Non pensavo invece che il Cile continentale fosse così bello!
Spendere tre notti a Rapa Nui è il giusto compromesso per vedere tutti i moai più importanti, quindi consiglierei di stare un massimo di 3 o 4 notti, l’isola è molto piccola e la città è una sola. Per una visita più completa del Cile e con più giorni a disposizione, si possono vedere anche la Pagonia Cilena, gli altri siti del Deserto di Atacama e il nord con il Parco Lauca. 

Ahu Tongariki – Rapa Nui


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